mercoledì 30 ottobre 2013

UNA PIAZZA DA RICORDARE PER SEMPRE

Piazza Marina: per chi scrive, nato più o meno in quella zona, è un posto affascinante e ricco di mistero, di storie e leggende. Una grossa fetta di storia e cultura palermitana si è svolta proprio qui. Antichissimo luogo di incontri, di feste popolari e nobiliari, nonchè terribile posto in cui venivano mozzate teste e impiccati malfattori, piazza Marina ha origini molto antiche. Così definita già nel'500 per la vicinanza del mare, la piazza ha da sempre un fascino più o meno occulto agli occhi del visitatore o del turista. I suoi palazzi nobilari (tra cui il palazzo Galletti di Santamarina, il palazzo Notarbartolo e l'imponente Chiaramonte -Steri) fanno da cornice al giardino Garibaldi, che vide la luce verso il 1864, quando furono impiantati i famosi ficus che oggi sembrano veri e propri grattacieli di rami e fronde la cui manutenzione è notevolmente difficile.
E poi la seicentesca fontana del Garraffo, che sorveglia il corso Vittorio Emanuele da quando, circa 150 anni fa, fu qui portata dalla sua antica sede nella omonima piazzetta della Vucciria. E l'Hotel de France, l'Archivio di Stato, le chiese di S.Giovanni dei Napoletani, di s.Maria dei Miracoli, di S.Maria della Catena. Le antiche rotaie del tram, parzialmente visibili tutt'oggi, ci strizzano l'occhio da una Palermo della belle epoquè.
Tanti personaggi storici e non hanno transitato per la piazza. Ricordiamo i vicerè del 1500, la cui sede era a palazzo Chiaramonte, alcuni dei quali defenestrati o coinvolti in sommosse popolari. Poi i terrificanti monaci inquisitori che avevano nello stesso palazzo Chiaramonte la sede sel macabro tribunale e delle carceri tutt'ora dal fascino sinistro. Francesca La Sarda, famosa avvelenatrice del'600 che da un palco posto a un angolo della piazza lanciò una sciagurata maledizione verso il pubblico che assisteva alla sua esecuzione. E poi Joe Petrosino che alloggiò all'Hotel de France e cenò al Caffè Oreto durante il suo breve soggiorno palermitano, trovò la morte davanti all'inferriata del giardino Garibaldi. E tanti altri ancora, come i re borbonici o personaggi d'arte e letteratura. Le giornate del festino, ininterrottamente dal'600 a oggi. Piazza Marina è tutto questo...
Rendo un omaggio fotografico alla piazza che fu e che oggi versa in uno stato discutibile, per tanti problemi legati all'ambiente e all'incuria, soprattutto nostra, come a voler capovolgere tutta la storia che da qui è passata. Ma questa, si sa, è un'altra storia...
Palazzo Chiaramonte-Steri (c'è ancora l'orologio...)
Veduta da palazzo Steri
Fine'800
Giardino Garibaldi di cento anni fa (e oltre)
Fontana del Garraffo e corso Vitt.Emanuele
Primo Novecento
La chiesa della Catena, di fronte alla piazza
Primo Novecento e palazzo dell'ex Caffè Oreto
Antica stampa: il rialzo del terreno col palazzo della Zecca e Hotel de France
Primo Novecento: palazzo della Società di Navigazione

lunedì 14 ottobre 2013

UNA DOMENICA MATTINA TRA PONTI E MULINI

La nuova passeggiata del gruppo "Palermo nascosta" ha avuto uno scenario insolito rispetto a quelli abituali del centro storico. Si trattava, giusto per usare un termine più antico, di un percorso "fuori porta". La porta in questione era l'antica e non più esistente porta di Termini, da cui si snoda l'odierno corso dei Mille. La base di partenza per il nostro itinerario è stata il ponte dell'Ammiraglio, una costruzione d'epoca normanna (fu costruito attorno al 1125), ma che sfruttò maestranze arabe per la sua edificazione. Imponente come non mai, il ponte dell'Ammiraglio (che deve il suo nome a Giorgio d'Antiochia, comandante navale sotto re Ruggero) è lì da quasi mille anni e ci racconta una fetta di storia palermitana. Sotto i suoi archi ogivali scorreva il fiume Oreto, deviato intorno al 1840, sino alla sua definitiva ricollocazione una cinquantina di metri più in là, a partire dalle prime decadi del'900. 
Fu nel 1860, esattamente il 27 maggio, che il ponte passò definitivamente alla storia perchè sul suo lastricato passarono le truppe garibaldine che entravano a Palermo, scontrandosi furiosamente con le compagnie borboniche. Quel mattino, più che acqua, a scorrere fu il sangue.
Dalle storie del ponte si è poi passati alla chiesetta della Madonna del Carmelo, ovvero l'antica chiesa delle Anime e Corpi Decollati, la devozione verso la quale resiste fino a oggi. La chiesa odierna, acquisita dalla congregazione del Carmelo negli anni'50, sorge sui terreni che anticamente ospitavano la chiesetta delle Grazie (già Madonna del Fiume) e il piccolo cimitero dei giustiziati. Il cimitero venne distrutto alla fine dell'ottocento da una piena del fiume Oreto, che è lì accanto, e da allora in poi non fu più ricostruito. Restò un piccolo cippo all'angolo della via dei Decollati col corso dei Mille, che fu mèta di pellegrinaggi popolari. La devozione per le anime giustiziate fu un fenomeno popolare che accompagnò i palermitani per gran parte del'900, e in piccola parte, anche oggi. Venivano a chiedere grazie e intercessioni da tutta la città, con un rituale davvero particolare. Si andava il lunedì e il venerdì, percorrendo gli ultimi metri prima di arrivare al cippo, a piedi scalzi, poi si formulavano richieste e preghiere (ce ne sono di antiche e molto significative). Spesso le grazie si verificavano, altre volte no. Ma si sa, la devozione non è sempre corrisposta specie quando è sostituita da certi tipi di richieste.
L'ultima tappa di questo percorso si è svolta all'ex mulino Pecoraino-Virga, dove oggi c'è un istituto scolastico. Costruito nel 1893, il mulino, di proprietà allora dei Pecoraino, fu sede, con macchine a vapore all'avanguardia per l'epoca, di un enorme pastificio. Il titolare, Filippo Pecoraino, fu per vari decenni uno dei più illustri industriali e personaggi della belle epoque palermitana. Ma, ahimè, per le sue idee politiche, si scontrò col regime fascista, che nonostante i suoi agganci (Pecoraino era pure co-proprietario del giornale L'Ora), gli sequestrò a più riprese la fabbrica e altri beni. Il mulino passò poi definitivamente ai Virga che ne mantennero la proprietà sino agli anni ottanta. 
Il corso dei Mille è quindi una strada ricca di storia, di leggenda, di cultura e anche di attività commerciali. Oggi purtroppo, lo è molto, ma molto meno... 
Di seguito le foto dell'itinerario. Per chi non c'era e per chi volesse ripassare gli argomenti di cui si è discusso con grande serenità e interesse. Grazie a tutti gli intervenuti.
Il gruppo sul ponte dell'Ammiraglio
La lapide che ricorda i fatti garibaldini sul ponte
Alla chiesa del Carmelo (ex Anime e Corpi Decollati)
Il cippo tutt'ora meta di devozione popolare
L'ex mulino Pecoraino-Virga
E per finire... i resti del fiume Oreto nella zona del ponte




venerdì 6 settembre 2013

L'ORATORIO DELLE DAME

Lo scorso 20 aprile, nell'ambito della manifestazione "Palermo apre le porte", ho avuto modo di visitare un sito che da tanto tempo suscitava la mia curiosità, essendo molto spesso chiuso al pubblico. Si tratta dell'Oratorio della Congregazione delle Dame di via Ponticello (a due passi dalla chiesa di Casa Professa). Il portone d'ingresso, riccamente decorato, ci fa già immaginare cosa ci possa essere al suo interno. Ma non si entra subito all'Oratorio. C'è un corridoio e due salette prima del gioiellino artistico in questione. E poi si accede allo splendore barocco del piccolo Oratorio. La congregazione delle Dame fu fondata alla fine del'500 col nome di "Maria Ss. dell'aspettazione al parto". Vi si riunivano alcune nobildonne il cui scopo era di assistere le partorienti, soprattutto quelle di umili condizioni economiche. 
L'Oratorio fu decorato da Antonio Grano nel primo settecento e comprende stucchi, affreschi e decorazioni varie. Anche cornici dorate che fanno da contorno a bellissimi quadri di quell'epoca. 
Tra le raffigurazioni, scene della vita della Vergine e della vita e della passione del Cristo. Sono presenti sedili in legno tipici degli oratori, che erano luoghi che non servivano solo alla preghiera ma anche per discutere e organizzare le attività della Congregazione.
Accanto all'Oratorio c'è un giardinetto. La struttura globale di questo luogo fa intendere quale fosse lo scopo di posti simili a questo. Non solo devozione e religiosità, ma spesso anche altro. E almeno in questo caso, le dame erano davero delle nobildonne, in tutti i sensi. 
Da vedere e ammirare, nella speranza che manifestazioni come la sopracitata avvengano più spesso e possano rivelarci quegli angoli della Palermo più "nascosta" che ci sforziamo di portare alla luce...


L'altare
La parete destra con l'ingresso al giardino
Sedili in legno
Cornici dorate alle pareti
Lampadario
Un angolo ricco di arte barocca







venerdì 19 luglio 2013

UN PALERMITANO A PARIGI

Cosa ci faceva a fine'600 un ex pescatore del rione Capo, a Parigi? 
Ho trovato questo interessante spunto sul web.
La figura di Procopio è ancora oggi avvolta da ombre. Nacque sicuramente in Sicilia, ma sono due le località a contendersene i natali: Aci Trezza e Palermo. Il ritrovamento nell'archivio parrocchiale della Chiesa di Sant'Ippolito di Palermo di una annotazione di battesimo datata al 10 febbraio del 1651 di un omonimo bambino con il caratteristico cognome siciliano Cutò (che suona proprio come il francese couteaux, cioè coltelli) fa propendere oggi per una origine palermitana. Dall'atto del suo primo matrimoni conosciamo i nomi dei suoi genitori, Onofrio e Domenica. Della sua vita prima dell'arrivo a Parigi sappiamo ben poco: è possibile che abbia trascorso qualche anno ad Aci Trezza, come ipotizza qualcuno, il che potrebbe spiegare sia perché lo si dicesse nato lì sia perché la sua attività divenne quella di gelatiere. Aci Trezza è infatti in provincia di Catania, dove da sempre gli uomini raccoglievano e usavano la neve che in inverno cadeva sull'Etna.
Si dice che avesse ereditato dal nonno una rudimentale sorbettiera, di sua creazione, che cercò di migliorare. Stanco di fare il pescatore e non vedendo per sé un futuro in Sicilia, decise di trasferirsi in Francia. Arrivato a Parigi, Procopio francesizzò il suo nome in François Procope de Couteaux e fece fortuna. Si sposò tre volte: la prima nel 1675 nella chiesa di Saint Sulpice, con Marguerite Crouin da cui ebbe otto figli, la seconda nel 1696 con Anne Françoise Garnier, che gliene diede quattro, e la terza, ormai anziano, con Julie Parmentier da cui ebbe un altro figlio. Nel 1685 ottenne la cittadinanza francese. In Francia si stava diffondendo l'uso del caffé e Procopio lavorò dapprima come garzone in un Café di proprietà di un armeno, Paxal. Aprì poi un locale in rue de Tournon e infine rilevò il café di un altro armeno in rue des Fossés Saint-Germain (che divenne poi rue de la Comédie, e infine rue de l’Ancienne-Comédie). Questo locale, fondato nel 1686, prenderà il suo nome, Le Procope, e avrà una enorme fortuna. Considerato il più antico Café parigino, esiste ancora oggi , seppure trasformato in ristorante.Sorgendo presso la "Commedie Francaise", vi si recavano ovviamente gli attori e il personale del teatro, ma ben presto il locale divenne punto di ritrovo anche per intellettuali. I clienti potevano infatti trovarvi i pochi giornali esistenti all'epoca, carta e inchiostro, perché chiunque potesse leggere, commentare e discutere... fermandosi così più a lungo nel locale! Pare che molte delle voci dell'Enciclopedia di Diderot e d'Alembert fossero composte ai suoi tavoli: Non per niente una di esse è dedicata al gelato!
A fare il successo del caffé fu il gelato, di cui Procopio, dopo vari esperimenti, era riuscito a migliorare la consistenza, grazie soprattutto all'uso dello zucchero come dolcificante al posto del miele. In realtà al nostro gusto i suoi gelati avrebbero assomigliato più a gramolade o sorbetti, ma il successo fu enorme: il loro consumo divenne di moda. Molto curata era anche la presentazione, con il gelato offerto in eleganti bicchierini simili a portauovo. Procopio riuscì a diffondere fra la colta borghesia francese quello che prima era servito soltanto sulle tavole dei ricchi e dei potenti.
Dal re Luigi XIV ottenne una patente reale che gli consentiva di vendere in esclusiva "acque gelate" (la granita), gelati di frutta, fiori d'anice e cannella, frangipane, gelato al succo di limone, il “gelo” di caffè, gelato al succo d'arancio, sorbetto di fragola...

Morirà a Parigi il 10 febbraio 1727, ma la fortuna del suo locale continuò anche nei secoli seguenti. Lo frequentarono le maggiori personalità della cultura e della storia francese, dai rivoluzionari Danton, Robespierre e Marat, a Napoleone, agli enciclopedisti Denis Diderot e Jean-Baptiste Le Rond D'Alembert, al matematico Georges-Louis Leclerc, Conte di Buffon, a scrittori come La Fontaine, Jean-Baptiste Rousseau, Voltaire, Alfred de Musset, Honoré de Balzac, Victor Hugo, Oscar Wilde, George Sand, Paul Verlaine e Anatole France. Si raccontano storie curiose come quella che vede il giovane tenente Bonaparte lasciare in pegno una sera il suo Bicorno (copricapo) perché non aveva potuto pagare le consumazioni offerte agli amici. Un'altra leggenda vuole che Benjamin Franklin abbia compilato la costituzione degli Stati Uniti seduto ai suoi tavoli.

Alla fine del XVIII secolo il locale era noto come Café Zoppi, dal nome del suo gestore. Durante la Rivoluzione vi si radunavano patrioti e uomini di cultura al punto da sentirsi quasi un club "gli Habitués del Café Zoppi". Da qui pare che partì l'ordine di attaccare le Tuilleries nel 1792. Una curiosa memoria di quel periodo si conserva ancora oggi. Se al Ristorante Le Procope aveste bisogno di usare il bagno, non trovereste l'indicazione uomini-donne, ma "Citoyens" o"Citoyennes" (ossia cittadini-cittadine) secondo una terminologia che rimanda agli anni della Rivoluzione. 
Viva quindi il Capo... e viva la Rivoluzione!!

lunedì 8 luglio 2013

CONCORSO FOTOGRAFICO "PUNTO E...AL CAPO!"

Il concorso fotografico "Punto e...al Capo!", legato alla recente passeggiata del 30 giugno è giunto al suo epilogo. Di seguito trovate le foto in lizza coi relativi nomi dei fotografi.
La giuria giudicante è composta dal sottoscritto, Fabio Ceraulo, da Federico Ferlito, collaboratore e co-autore degli itinerari fatti e da fare in futuro, e da Grazia Nobile, una delle persone più assidue del nostro gruppo fin dalla sua fondazione. Sarà difficile perchè le foto sono tutte belle, significative, ironiche o affascinanti. E' stata, credo, una idea bella e spiritosa, anche per il fatto che molti hanno dedicato il loro tempo a seguire il percorso e i suoi argomenti, nonchè a cimentarsi nel fare foto. Un bel ricordo di questa serata estiva, insomma...
I primi tre classificati vinceranno premi in libri.
I loro nomi  saranno indicati sulla pagina facebook di Palermo nascosta e poi di seguito anche su questo blog, in modo tale che chi legge senza avere facebook, può saperlo.
Ecco di seguito le foto in gara. Buona visione...
1) Foto di ANGELA FALCONE: "Decadenza,mistero,ospitalità"
2) Foto di ANTONELLA CANDURA: "Lampioncini danzanti"
3) Foto di DANIELA ARONICA: "I quasi Beati Paoli"
4) Foto di EMILIA CORSINI: "Il mistero del Capo svelato?"

5) Foto di ERIKA DIANA: "Il Capo in negativo"
6) Foto di FRANCESCA ENEA: "Capo-rta la luci comu un focu vivu...."
7) Foto di GABRIELLA AGRO': Bancarella di notte al Capo"
8) Foto di GABRIELLA CORRAO: "Panni stesi"
9) Foto di GIACOMO CACCIATORE: "Per chi votare...al Capo?"
10) Foto di GIANFRANCO DE PAOLI: "Passeggiata in bici al Capo"
11) Foto di MARIA RIOJA: "Cardini di Porta Carini"
12) Foto di MIKELA ALBA: "Balcone barocco"
13) Foto di NUCCIO LA MANTIA: "Gruppo al Capo"
14) Foto di RAFFAELLA CATALANO: "Al Capo del telefono"
15) Foto di VINCENZA GRECO: "Tre a Porta Carini"
16) Foto di NICOLO' SCORDATO: "Passeggiando e posteggiando per il Capo"
17) Foto di ANGELA AMOROSO: "La quiete dopo l'abbanniata"
18) Foto di ROSABIANCA SANCES: "Ritorno al Seracaldio"
19) Foto di SARA FIUMERODO: "Sera...in un vicolo del Capo"
20) Foto di Giulia Salerno: "Un podio...per il Capo"
21) Foto di DANIELA SERU: "Trasparenze al Capo..."
















martedì 2 luglio 2013

PASSEGGIANDO UNA SERA D'ESTATE PER IL CAPO

La nuova passeggiata del gruppo "Palermo Nascosta" si è svolta per le stradine del quartiere Capo. L'antichissimo mercato popolare ha origini che si perdono nella notte dei tempi. Abitato già nel decimo secolo dagli Schiavoni, un gruppo di pirati che vi si insediarono, fu poi sede di arabi nel periodo normanno, e così via. Sono stati ricordati, all'inizio dell'itinerario, alcuni personaggi più o meno famosi, che hanno vissuto in questo quartiere. Tra questi, il mastro gelatiere Procopio dei Coltelli, che fu il primo ad aprire una sorbetteria a Parigi, alla fine del'600, divenendo un beniamino del Re Sole. O il poeta dialettale Pietro Fudduni, nonchè il povero Sebastiano Camarrone, una delle 13 vittime fucilate dopo la rivolta della Gancia del 1860 (c'è una lapide che lo ricorda). Così come il pittore Gaspare Serenario, il cui palazzo è di fronte alla salita della Mercede, e per finire Ciccio Ingrassia, che ebbe natali in queste stradine.
Il percorso ha avuto inizio da Porta Carini, il cui aspetto è quello di fine'700, mentre la vera porta era più addentrata nel quartiere e aveva origini trecentesche. Era stata fatta costruire e poi intestata a Ubertino La Grua, signore di Carini e chiamata quindi così per questo motivo. Da lì partiva anche l'antichissimo sentiero che collegava Palermo a Carini.
La seconda tappa è stata la chiesa dell'Immacolata Concezione, esempio di barocco dai toni forti e spettacolari. Ha una storia singolare legata all'eredità di una nobildonna, Laura Barbera del casato dei Ventimiglia, che rimasta, a metà del'500, vedova e senza figli, elargì alle suore di un convento tutti i suoi averi con la condizione che alla sua morte costruissero una chiesa. Le suore esaudirono in parte il desiderio della nobildonna, facendo erigere una cappelluccia all'interno del monastero. Per vari motivi, anche per un certo malcontento popolare degli abitanti del luogo, venne riedificata una nuova splendida chiesa che oggi è quella che possiamo ammirare.
Sulla salita della chiesa della Mercede si è parlato di due argomenti, uno molto popolare e allegro, l'altro molto più serio e storico. Il primo riguarda l'avvistamento di qualche tempo fa, di una sorta di fantasma di una suora sul campanile della chiesa in questione e che ha suscitato una emozione popolare ai limiti dell'idolatria. Ma era solo, ahimè, un gioco di luci, che seppur affascinante, è rimasto tale. Il secondo argomento è quello relativo alla setta dei Beati Paoli, che nel Capo avevano la loro grotta di "rappresentanza", ovvero il presunto covo/tribunale rinvenuto anni fa nelle cavità sotterranee del rione. Ma ciò che ancora oggi si crede a riguardo di questa leggenda è in gran parte legato al famoso romanzo di Luigi Natoli, che descriveva i Beati Paoli come giustizieri mascherati pronti a combattere contro i potenti e i soprusi. Magari fosse stato così...
Da recenti studi, anche se non vi sono documenti ufficiali, pare che la setta sia stata, in realtà, il primo esempio di manovalanza armata al soldo di famiglie potenti che nella Palermo del primo'500, facevano il bello e il cattivo tempo, possedendo la maggior parte di immobili e terreni in città (sotto il nome di Opera Navarro) e celandosi dietro un presunto gruppo religioso che era poco più di una loggia massonica con scopi poco chiari anche all'imperatore di Spagna, Carlo V: la Confraternita Imperiale dei Sette Angeli. A tal proposito segnalo il librettino "Il segreto cinquecentesco dei Beati Paoli" di F.Paolo Catiglione (Sellerio ediz.). Si potrebbe quindi azzardare l'ipotesi che la setta e tutto ciò che ci fu attorno ad essa, sia stata l'antesignana del fenomeno chiamato poi mafia. Chissà...
Attraverso l'antichissimo vicolo degli Orfani (da dove si accede alla grotta famosa) si è giunti all'epilogo del percorso: piazza Beati Paoli, con la chiesa di S.Maruzza nel cui sotterraneo c'è questo antico e irrisolto mistero. Forse il più importante e affascinante della storia palermitana.
Di seguito, come sempre, le foto del percorso. Alla prossima!
Il raduno a Porta Carini

Una chiesa barocca nata da una eredità: l'Immacolata Concezione
La salita della Mercede
La chiesa di S.Maruzza da una insolita prospettiva

martedì 11 giugno 2013

UNA MADONNA MIRACOLOSA E...MIRACOLATA

Proprio ieri ha fatto l’ultimo miracolo, si sentiva troppo sporca e invisibile. Ed ecco il fenomeno, via lo smog, via la polvere, lumini e luminarie a posto. Gli "indigeni" del luogo, increduli ed estasiati per aver ammirato per la prima volta la loro Madonna ripulita, hanno pensando ad un vero miracolo. 
Ma questa volta sono stati due volenterosi buontemponi a farlo: Nuccio e Federico, insieme allo sgrassatore ed all’olio di gomito .
Ora, bando allo scherzo, parliamo in modo serio della sacra edicola. La pittura murale, protetta ed abbellita da un tempietto in marmo bianco e grigio, rappresenta la Madonna col Bambino in grembo e devoto in adorazione. E’ posta sul fronte laterale del palazzo Larderia al Cassaro, sul vicolo che da essa prende il nome. L’opera pittorico-murale fu eseguita nel 1639 da Gerardo Asturino (o Sturino) a spese del ricamatore Lorenzo Zuagnone.
Il suo primo miracolo fu di ordine urbanistico, come ci racconta l’erudito canonico Mongitore. 
In fondo al vicolo, dove si trova l'immagine, esisteva il palazzo Gratteri, poi trasformato in convento dei Mercedari Scalzi, ora Grand Hotel Piazza Borsa .
Le esigue dimensioni del vicolo impedivano il comodo passaggio della carrozza del barone di Gratteri di casa Ventimiglia, creando disagio al popolo nel deambulare senza rischi. Ma ai tempi si ci affidava più alle preghiere che agli urbanisti pretoriani, quindi, dopo preghiere e suppliche accorate alla santissima Madonna, Ella provvide ben presto col proprio intervento e si osservò, con stupore di tutti, che un giorno la strada si era prodigiosamente allargata di oltre un palmo (25 cm) e la solita oscurità  trasformata in insolita luce, cosicchè cominciò a transitare comodamente la carrozza del sopracitato barone. Chi ci guadagnò fu il nobile Ventimiglia, poiché il suo cocchiere si faceva un baffo dei pedoni plebei e, al passaggio, stoccava gli arti dei poveri disgraziati che gli si paravano innanzi.
Ma l’immagine della Bella Madre si diede da fare nel proteggere anche rivoluzionari e schioppettatori. Nel lontano 12 gennaio del 1848, si curò di tale Pietro Amodei, di professione rivoluzionario e patriota, il quale esplose la prima “paddata” contro la gendarmeria borbonica, aprendo così le danze della rivolta del’48. Lì, ed in quel minuto, le scariche borboniche per grazia ricevuta non ebbero effetto sul temerario, e fu un “vero miracolo”. Ma per il povero Pietro, non poté nulla la Madonna del Ponticello. Egli fu infatti il primo patriota, il 17 gennaio successivo, a cadere sforacchiato dalle incerate pallottole borboniche . Di tale quasi sconosciuto miracolato, resta soltanto a memoria in nome su una targa in via dell’Università a latere dell’ingresso secondario della Facoltà di Giurisprudenza .
Ringraziando il cielo la Madonna del Cassaro i miracoli li fa e li faceva, anche se temporaneamente brevi, speriamo che il miracolo della ripulitura del 15 maggio sia più duraturo.
Aggiungerei anche: ringraziamo i semplici cittadini palermitani Nuccio e Federico per aver volontariamente prestato la loro amorevole cura alla impolverata e abbandonata edicola votiva. 
Certamente un esempio da seguire e uno "schiaffo" a chi dovrebbe essere predisposto a fare certe cose e invece non le fa...
Il vicolo dell'edicola votiva
Operazione di ripristino luce
Pulizia interna-1
Pulizia interna-2
Pulizia esterna-1
Pulizia esterna-2
Fatto!...