giovedì 15 marzo 2012

IL POETA SCOMODO

[PERSONAGGI] Un personaggio singolare, vissuto nella prima metà del'900, era il poeta di strada Giuseppe Schiera. Nato il 3 febbraio del 1898 nella borgata palermitana di Tommaso Natale, di famiglia numerosissima (18 figli), nella prima guerra mondiale aveva prestato servizio alla fureria della caserma Sant'Antonino di Palermo. Già da allora il suo spirito mordace e la sua intolleranza a ogni forma di subordinazione non gli avevano procurato altro che prigione di rigore e consegna in caserma senza libera uscita. Vennero poi gli anni del fascismo, del passaggio dallo Stato liberale alla dittatura attraverso lo snodo del delitto Matteotti: sino ad allora Schiera era vissuto di espedienti e di furtarelli per sfamarsi. 
Ma il nuovo regime combatteva l' accattonaggio, e il viaggio di Mussolini in Sicilia nel 1924 aveva attirato particolari attenzioni sull' Isola e sulle condizioni dei suoi abitanti. Di ciò fu anche vittima, si fa per dire, Giuseppe Schiera, costretto a lavorare in una zolfara in provincia di Caltanissetta come operaio. Poi preferì tornarsene a Palermo e riprendere la vita di barbone, trascorrendo spesso le notti in una grotta di Monte Pellegrino. E proprio a Monte Pellegrino conobbe casualmente don Ciccio Vaccaro, che lavorava come capo squadra alla costruzione della strada sopra il monte e che abitava a Ballarò. Vaccaro prese a cuore le sorti del giovane e gli offrì alloggio nella sua casa, dove abitava anche la figlia Margherita. 
L' inevitabile «fuitina», le nozze riparatrici, la sistemazione definitiva in casa dei suoceri e la nascita di cinque figli, dettero una certa sistemazione alla vita di Giuseppe Schiera che, liberatosi della preoccupazione per il cibo e per l'alloggio, poté dedicarsi spensieratamente a ciò che gli dettava la sua «corda pazza»: andare in giro per strade e piazze improvvisando poesie in dialetto e divertire la gente. Questa nuova libertà rafforzò il suo atteggiamento satirico contro il regime, i gerarchi, la retorica bolsa del fascismo, che mise sempre alla berlina con sberleffi e nonsense rabbiosi, contro la guerra, la fame, la vuotaggine e la falsità della propaganda. Finita la guerra etiopica e proclamato l'impero, Schiera commenta: «Quannu 'u re era re / mancava 'u cafè. / Ora è 'mperaturi / e manca 'u caliaturi. / E si pigghiamu n'autru statu / manca puru u surrogatu». Sempre più spesso era vittima di una violenza invalsa durante il Ventennio: quando Mussolini o qualche alto gerarca andava in visita in una città, scattava «l'operazione sicurezza», consistente nell'arresto preventivo di tutti coloro che erano schedati nelle Questure come «sovversivi». Tra questi era, ovviamente, anche Giuseppe Schiera che ogni volta veniva rinchiuso nel carcere dell'Ucciardone per la durata della visita del personaggio. 
Così cresceva il suo astio verso il fascismo e il suo Duce, che manifestava senza mezzi termini nei «recital» che improvvisava per strada: « Viva ' u Duci / e a sira manca a luci. / Di jornu manca u pani / e a notti arrivanu l'arioplani». La firma del Patto d'acciaio fu avvertita profeticamente come una sciagura : «Cci rissi Hitler a Mussulinu / facemu l'allianza / Criccu Croccu e manicu ri ciascu», detto popolare per indicare l'affiatamento tra balordi che non ascoltano le ragioni degli altri e hanno la sensibilità che può avere il manico di un fiasco. Nel corso della seconda guerra mondiale, dinanzi ai rovesci militari che cominciarono a registrarsi, Schiera satireggiava i toni ufficiali con i suoi famosi "bollettini di guerra" : «Na curazzata / ra nostra armata / si scuntrò cu 'na pignata / e arristò tutta ammaccata. / Cu? / A curazzata!». Era inesauribile. Continuò ad andare in giro anche quando su Palermo si intensificarono i bombardamenti anglo-americani e la maggior parte della popolazione era sfollata nei paesi vicini. A piazza Venezia, tra via Maqueda e via Roma, aveva collocato il suo panchetto tra l'ingresso del monastero di Santa Caterina (quello dei famosi dolci) e la panelleria poco distante. Ripeteva motivi famosi della sua Musa, la fame, legati al fascismo: «Sì salutava bongiornu. / e si manciava tri voti 'o jornu; / ora si saluta a romana / e si mancia menza vota a' simana». 
La sua aperta e coraggiosa avversione al regime, gridata incessantemente nei vicoli e nelle piazze, fu una rara scuola di libertà e di dignità umana. In quel tragico 9 maggio '43 si trovava a piazza Sett'Angeli, davanti al Convitto nazionale. Il bombardamento durò un'ora e fu apocalittico. Corse come tanti altri al rifugio scavato sotto la piazza che, centrato dalle bombe, fu la tomba di tutti quelli che vi cercavano riparo. Non lasciò nulla di stampato delle sue poesie, tranne qualche foglietto sparso che usava distribuire ai passanti in cambio di pochi centesimi. La moglie Margherita, impaurita dalla pericolosità di quelle carte, poco prima che arrivassero gli americani le bruciò tutte...

Vecchia segnalazione dei rifugi anti-bombardamento
 (PS. Il post è tratto da un articolo trovato su internet)

VIDEO : Giuseppe Schiera interpretato da G.Li Bassi 

sabato 10 marzo 2012

PERLE PALERMITANE...

Gironzolando qua e là, o ricordando i tempi della scuola, ho raggruppato alcune "perle" di saggezza palermitana, che tenere nascoste non aveva senso... 
Ironia, ingenuità, innocente sarcasmo infantile, un pizzico di sana ignoranza, tutta roba che si può trovare e sentire solo a Palermo, secondo me... 
Ma il palermitano è questo e niente di tutto questo, allo stesso tempo. 
Spero che la lettura che segue vi regali qualche minuto di buon umore... 

Conversazione tra due venditori ambulanti in un mercatino : “Ora per le ragazze si usano le mutande col filo dietro”  “E come si chiamano?”  “Filizoma”

In 5° elementare, un bimbo, notando il difetto fisico della suora/insegnante che ha un piede dritto e uno storto, le chiede : “Suora, ma se lei si mette i pattini gira sempre su se stessa?”

Un tizio, accortosi di una multa sul parabrezza della propria auto, chiese spiegazioni ai vigili urbani. La discussione stava per degenerare in rissa, quando qualcuno fece notare : “Ma guardate che è un volantino pubblicitario di un negozio di casalinghi”

Una signora del mio stabile doveva spostare lo specchio del bagno in un’altra parete. A chi gli chiedesse il perché rispose : “Quando si fa a doccia mè figghiu, cu panzuni chi avi, l’acqua chi scinni schizza rà panza e vagna tuttu u specchiu chi c'è n'facciu”

Interviste di una tv locale ai bagnanti di Mondello : “Lo sa che tra poco metteranno la legge che prima di entrare a mare bisognerà farsi la doccia ?” Risposta di un tizio : “E io m'avissi a lavari ? No... mi nni vaiu a mare a Capaci”

Ispezione dell’ ufficio di Igiene in una baracca fatiscente, abitata da una famiglia : “Perché tenete galline dentro la vasca da bagno ?”  “Perché così gli scivolano i piedi e non possono scappare”

Una mamma, delusa della parte che avevano assegnato al figlio in una recita scolastica, andò a lamentarsi con la maestra : “Perché tra tutti i bimbi avete dato a mio figlio la parte del ricottaro ?”  “Signora, guardi che si sbaglia, suo figlio farà la parte di Enrico VIII”

Al bar : “Domani ho a pranzo il fidanzato di mia figlia…Vorrei ordinare una torta con le palle”. Per torta con le "palle" si intendeva una torta fatta alla perfezione, per poter fare bella figura. Al bar, però capirono a modo loro, e gli prepararono un dolce coi profitteroles... 

Scuola elementare. Giovanni, un pò confuso dall'agire di Robin Hood, scrive in un tema : “Robin Hood era bravo perché arrubava e portava tutte cose ai ricchi e poveri”

Due anziani osservano degli operai che mettono per strada luminarie per il festino : Commentano : “U viri u guvernu? Invece di fare case pì puvirieddi spenni miliardi pì tutto stù illuminismo”

Scuola media. In classe si gioca a nomi, animali, cose, etc. Animali con la lettera F = Furia. Squadre di calcio con la L = Latalanta. Nomi con la G = Gnazio

Sciopero dei benzinai. Mentre le persone si lamentano che non si trova carburante, un tale irrompe nella discussione e dice : “Io pì sicurezza ivu a fari benzina a Montelepre” 

Un giorno incontro un ex panettiere della mia zona. Mi saluta e mi chiede di acquistare per lui un panino al panificio di fronte. Io gli chiedo : “Come mai lo vuole comprato qui? Lei non fa pure il pane ?” Risposta sincera : “Si, ma chiddu chi fazzu io fa schifo”

In un condominio vengono installati i videocitofoni. Una anziana signora chiede al figlio a cosa servono. Il figlio risponde : “E’ come un televisore”  La signora : “Allora stasera à telenovela mi l'è vìriri assittata ravanzi o' citofono ?”

Un bimbo rivela ai compagnetti di scuola : “Mè nonno avi nà bicicletta senza manubrio”. Il povero nonno stava sulla sedia a rotelle...  

Prima guerra del Golfo. Alla notizia del telegiornale che attacca anche l’Italia, un bambino chiede al papà : “Papà, ma nell’Italia c’è Schillaci ?”

Dialogo tra due avventori di dubbia cultura all’Agenzia SNAI. Uno afferma : “Nella mia vita ho due idoli, l’Inter e Totò Riina”. L’altro ribatte : “No, per carità, a tutto c’è un limite… ma l’Inter proprio no”

Santi a Palermo : “Mio padre fa l’onomastico il 15 Luglio”.  “Perché, si chiama Festino ?”

Un tale manda una cartolina al cugino in servizio militare : “Come te la passi ? Qui tutto bene, gli amici ti salutano tutti. Un abbraccio e speriamo di vederci presto…PS Vedi che ti hanno rubato il motorino”

Dialogo tra due amici : “Nel giornale c'è scritto che il Sultano del Brunei ha speso 50 miliardi per la sua festa di compleanno…” - “E chi fici, tutte pizzette e arancinette ???”

Luminarie per il Festino di S.Rosalia

mercoledì 7 marzo 2012

LA "STREGA" DEL GARRAFFELLO

[ANEDDOTI] L'amico Angelo Trapani mi propone questo singolare racconto di cui è stato protagonista...
Come nelle migliori tradizioni popolari, a base di strani personaggi e misteriose creature, farcite di quello che in molti chiamano malocchio, tempo fa mi sono imbattuto in un fatto che in tutta sincerità mi ha lasciato sgomento. Mi trovavo con alcuni amici, come me appassionati di fotografia. Eravamo in giro per il centro storico di Palermo e come di consueto, da bravi streephers, a caccia di qualche scatto interessante. Giunti a piazza Garraffello, presso il popolarissimo quartiere della Vucciria, mi accorsi che sopra la tenda parasole di un negozio chiuso, era stata adagiata una strana statuetta che aveva le sembianze di una di quelle creature della notte che popolano la fervida immaginazione di tanti autori di film horror.
Voi la vedete solo in foto ma io non credevo ai miei occhi… Eppure quella “cosa” era lì ! 
Quella strana creatura… mentre sembrava stesse cibandosi delle carni della sua vittima dopo averla fatta a brandelli. Dalla sua bocca spalancata emergevano due aguzzi canini che sembrava grondassero sangue e il suo aspetto tutt’altro che rassicurante, sinceramente, alimentava un certo senso di inquietudine pure tra i miei amici, anche perchè, il tutto, manco a farlo apposta, aveva luogo proprio davanti al già sinistro Cortile della Morte...
Dopo qualche istante di normale incertezza iniziai a fotografarla, domandandomi cosa potesse significare la sua presenza e chi poteva averla messa li.
Fatti un paio di scatti cominciai a chiedere ad alcuni passanti che stavano assistendo alla scena, se fossero in possesso di qualche notizia utile a capire il perchè della misteriosa presenza ma, nulla da fare, tutti in pratica risposero di essersi appena accorti di quella strana “cosa”, giusto perchè noi la stavamo fotografando. Uno di loro, però, mentre si allontanava di gran fretta, quasi impaurito, rispose che quella era una “maarìa” (dal termine arabo Maharia che significa magia, sortilegio) ovvero la realizzazione di una strega (dalle nostre parti detta anche “Maàra”). Era un feticcio insomma… Come una bambolina Voodoo. La riproduzione di un abitante delle tenebre, usata, in alcuni casi per far del male, in altri, come una sorta di amuleto e, in questo caso, messa lì da qualcuno forse a protezione dal malocchio o chissà da quale ipotetico sortilegio scagliato da chissà chi.
Una strana storia questa… una di quelle le cui origini si perdono nella notte dei tempi e nella creduloneria popolare. Una storia per certi versi molto simile a quelle che, appena adolescenti, ricordo, ci raccontavamo tra amici nelle calde serate d’estate… Chi non l’ha fatto ? Storie di fantasmi, vampiri e lupi mannari assetati di sangue. Storie dal fascino lugubre che stavano a metà tra la pura invenzione del momento e il semplice sentito dire ma che, giuro, a quell’età facevano quasi sempre rabbrividire!
Logica vuole, e nella realtà spero sia andata così, che tutto questo sia solo frutto di uno scherzo fatto ai danni del titolare del negozio, magari ad opera di qualche “amico” buontempone con uno spiccato gusto per l’horror ma, il mistero resta… chissà… forse è uno dei tanti misteri della nostra vecchia Palermo che, malgrado tutto, non smetterà mai di stupirci.
La "Strega" del Garraffello -1 (Foto di A.Trapani)
La "Strega" del Garraffello - 2 (Foto di A.Trapani)
La piazza Garraffello e il Cortile della Morte (al centro)

sabato 3 marzo 2012

UNA VISITA AL CONTE...

[TESORI] Lo scorso 12 Febbraio, è stata data l'opportunità di visitare il palazzo Conte Federico, antica dimora nobiliare sita in via dei Biscottari, e costruita nel'600, ma su una struttura già preesistente e datata XII° secolo...
La scelta di prenotare il turno di visita delle 9.00 di mattina, se da un lato significava fare a botte con la sveglia (perchè di domenica è d'obbligo dormire un pò di più), dall'altro si è rivelata azzeccatissima, per la poco numerosa partecipazione di pubblico, cosa che ha fatto, a mio giudizio, gustare meglio il tutto. Infatti, al successivo turno delle 11.00, il numero dei visitatori prenotati era in pratica il triplo, e mi sarebbe scocciato un pò fare a gomitate nei vari saloni o nelle anguste scale che portano alla torre, per fare le mie foto o giusto per ascoltare i racconti del conte, che poi, oltre ad essere il padrone di casa, era pure la guida del percorso all'interno di questa affascinante dimora...
La dimora è molto ben tenuta (credo che recentemente ci sia stato qualche restauro) e conserva tanto fascino d'altri tempi coi suoi mobili antichi, le vetrine ricche di porcellane e d'abiti settecento-ottocenteschi appartenuti agli antenati del conte, che da alcuni quadri nelle sale, ci osservano e ci scrutano, forse, impensieriti dalla gente che "viola" la loro privacy...
Il conte svela quasi subito l'appartenenza di tanti dei suoi avi alla massoneria, ed il salone principale servì, nell'800 in particolare, ad ospitare riunioni massoniche. Qualche simbolo che può in effetti far risaltare questo elemento c'è, come un compasso o un occhio, simbologia esoterica fatta propria dalla massoneria. Tra stanze da letto del'700, sale d'armi (c'è una collezione di armi antiche davvero notevole), quadri di gran pregio, pianoforti suonati anche da Wagner e passioni "moderne" del conte, (che è un ottimo pilota di auto d'epoca), spicca la sala garibaldina, con una stampa incorniciata, relativa al 6° centenario dei Vespri Siciliani, autografata da Garibaldi in persona, che fu ospite del palazzo di cui sto parlando, in varie occasioni, tra cui, la celebrazione dei Vespri, nel 1882, a 2 mesi dalla sua morte...
Ma la parte più bella del palazzo è la torre che è preesistente al palazzo stesso, e a cui si accede dopo una stretta scala. Qui veramente sembra di entrare in un'altra dimensione, tra muri di pietra e armature di ferro, nonchè stemmi dell'epoca di Federico II, che rendono la visita davvero indimenticabile. 
E poi pavimenti con mattonelle in maiolica, o in ceramica decorata con stemmi di feudi vari appartenuti ai nobili avi del conte, che danno una vivacità di colori davvero bella...
Alla fine della visita, così come al suo inizio, ci saluta pure la altissima e teutonica consorte del conte, elegante e raffinata... Una vera castellana d'altri tempi, provetta sportiva e con la passione del canto ...
Un tuffo nel passato che valeva la pena fare...
Conservando, nelle foto che seguono, il tempo trascorso al palazzo, salutiamo e andiamo via... 




















mercoledì 29 febbraio 2012

IL FIUME CHE RIAPPARVE (E RISCOMPARVE)

[STORIE] Ho l'abitudine di conservare vecchi ritagli di giornali, specialmente se contenenti articoli riguardanti curiosità su Palermo, e proprio in questi giorni ne ho ritrovato uno risalente al Febbraio del 1998, riguardante la improvvisa quanto casuale "riapparizione" del fiume Papireto, in un tratto in cui, a causa della pioggia battente, saltarono delle "balate" alla Vucciria, esattamente all'angolo tra via Materassai e la piazza S.Eligio...
Il Papireto, che era stato essiccato nel'500, anche perchè in realtà già dal'300 era un torrente di acque maleodoranti, era stato il fiume che si pensava ricevesse l'acqua, in modo sotterraneo e fantasioso, nientemeno che dal Nilo...
Nel tardo'500 si creò poi una sorta di smaltitoio, con canali sotterranei costruiti con volte a tutto sesto, rendendo l'antico corso d'acqua una delle prime reti fognarie della città...
Pioggia a parte, il riapparire del fiume (che comunque scorreva sempre nel sottosuolo della città) fu reso possibile anche dal lavoro degli operai di una cooperativa che stava pulendo la zona da alcuni detriti... Anch'io (che all'epoca abitavo nel centro storico) accorsi a vedere quello spettacolo : l'antico corso del  Papireto che scorreva impetuosamente nei sotterranei del centro : era come tornare indietro di alcuni secoli con una macchina del tempo...
Nei giorni successivi vi tornai più volte e c'era sempre un capannello di curiosi e addetti ai lavori che discutevano su come questo singolare riaffioramento potesse tornare utile e fruibile dai palermitani, a livello storico ma anche turistico. L'idea era quella, come sentii dire con le mie orecchie, di creare una copertura in vetro spesso o plexigas che permettesse ai passanti di guardare lo spettacolo, chiudendo, ovviamente, la zona alle auto... Si parlava pure di faretti con luci per rendere la visuale del fiume suggestiva anche nelle ore notturne... 
Insomma, una bella lista di idee e di iniziative da prendere in considerazione. Dopo circa un mese tornai con un amico, incuriosito da ciò che gli avevo raccontato, e trovai la zona esattamente come un mese prima... Le balate ripristinate, la "falla" tappata e le auto che passavano... Un pò disorientato, e per non farmi prendere per visionario dall'amico, chiesi a qualche passante della zona cosa fosse successo. Mi rispose un signore :"L'hanno ricoperto di nuovo perchè le macchine da qui se no come passano ?"... Quel giorno inghiottii amaro e rimasi molto deluso...
E' uno di quei "misteri" della nostra città che tutt'oggi non riesco, per quanto mi sforzi, a comprendere...
Ed allora il rimorso più grande fu di non aver fatto nemmeno una foto a quell'evento, "storico", ma, ahimè,  inutile...
Ritaglio del Giornale di Sicilia del 7 Febbraio 1998

La "voragine" entro cui si vide scorrere il fiume

venerdì 24 febbraio 2012

IL MATRIMONIO DI BETTINA

[STORIE] Primi anni'50, zona di via Cassari... La giovane Bettina, che è la più grande di due figlie femmine, si è fidanzata ed è ormai prossima al matrimonio. Il futuro sposo è Mario, figlio di una cugina di suo papà, cosa che allora non faceva scandalo, anzi sembra fosse abbastanza frequente in tante famiglie.
Bettina andrà all'altare, nella chiesa di Casa Professa, a metà Settembre. In pieno Agosto, quindi, in mezzo al caldo soffocante, fremono gli ultimi preparativi. Già inizia la sfilata dei parenti che vanno a vedere i regali della sposina, si fanno sempre più frequenti le visite tra i nuclei familiari (anche se parenti lo erano già), il padre di lei chiama "compare" il padre di lui, si preparano corredi vari, si parla di confetti e di rinfresco, che avverrà al "Moka", un locale di via Ruggero Settimo. E poi ci sarà il viaggio di nozze a Napoli, con puntata a Roma... Insomma è tutto pronto. La sposina è bella, raggiante di gioia, magari non sarà follemente innamorata del futuro marito, in fondo lo conosce da quando era piccina, però l'idea dell'abito bianco, della cerimonia e di essere protagonista per un giorno, la rende felice... 
Le calde serate di Agosto, Bettina le trascorre affacciata al balcone, che dà proprio sul panificio di sotto...
E tutto continua a filare liscio, tra sorrisi e ultimi ritocchi alla festa. La sera prima del matrimonio, fa talmente caldo che a casa di Bettina si lasciano le imposte aperte, giusto per far circolare un pò di frescura...
La mattina dopo, la sorella minore di Bettina, Teresa, nota che il letto della futura sposa è vuoto, ma non ci fa caso più di tanto, si sarà alzata prima o magari sarà in bagno... In fondo per Bettina quello sarà un giorno memorabile.
Ma quando Teresa chiede dove sia Bettina, nessuno lo sa. "Nel letto non c'è..." - "In bagno nemmeno..." -  "Sarà dalla sarta qui accanto per il vestito !" - "No... La sarta non l'ha vista !" - "Vedi se acchianò dalla zia qua sopra !" - "No... Non c'è manco lì" - "E allura runni pigghiò ???" 
Il panico per l'improvvisa sparizione di Bettina comincia allora a "lievitare"... Dalla casa si passa al condominio... Dal condominio si passa al vicinato, pieno di conoscenti e familiari... 
A quel punto viene avvisato il padre, che di corsa torna dal barbiere dove si era andato a fare bello per accompagnare, orgoglioso, la primogenita Bettina all'altare... "Andiamo a vedere se è da Mario !"
E scende per strada una carovana di persone, col padre in testa con mezza barba rasata e mezza no, la madre dietro coi bigodini attorcigliati ai boccoli... La sorella Teresa, la zia nubile e la nonna, tutti all'assalto della casa dello sposo... Anche lì c'è il viavai tipico di queste giornate frenetiche... Bambini impomatati, cravatte luccicanti, la madre di Mario che già piange da 2 ore per l'emozione, o forse per lo sconforto di "appizzarci" un figlio. Ma Bettina non c'è... E allora tutte e due famiglie per strada a cercare qua e là, mentre già arriva pure il fotografo che viene mandato a quel paese... Il fotografo non se la tiene e volano pure alcune sberle... I vicini di casa scendono per strada a capire il motivo di tutto questo casino. La via Cassari è piena di gente che corre di qua e di là, tutti a cercare Bettina.... Ma ad un tratto qualcuno indica un cartello appeso ad un negozio, e nel silenzio generale, uno dei parenti inforca gli occhiali e si avvicina per leggere. Sulla saracinesca un foglio con una scritta : 
"BETTINA E' FUIUTA COL RAGAZZO CHE FA IL PANE. STATE TRANQUILLI CHE POI SI FANNO SENTIRE LORO QUANDO ARRIVANO A MILANO COL TRENO"
Il panificio quel giorno, era rimasto chiuso perchè il titolare, aveva saputo della tresca tra il suo garzone e Bettina, e non aveva aperto per la vergogna...
Il panettiere innamorato (e ricambiato) era salito arrampicandosi fino al primo piano approfittando delle imposte aperte per il calore estivo, ed assieme a Bettina, nel silenzio della notte, era scappato via, uscendo però, molto più comodamente, dalla porta d'ingresso...
Cosa accadde dopo ? Chi mi ha raccontato questa storia, era un bimbetto tra gli invitati... Pare che le due famiglie, per l'accaduto, non ebbero il coraggio di farsi vedere in giro per un mese, e poi... tutti vissero felici e contenti (o quasi)...

Via Cassari

lunedì 20 febbraio 2012

PALERMO IN CARROZZA...

[TESORI] Si è svolta la mostra "Palermo in carrozza", interessante esibizione di mezzi di trasporto cari ai nostri nonni e bisnonni... In mostra a Palazzo Ajutamicristo 18 carrozze in uso in Sicilia tra l’ottocento e l’inizio del novecento, appartenenti alla collezione Martorana, acquistata negli anni ’80 dalla Regione Sicilia.
Nel 1986 l’Assessorato dei Beni Culturali e Ambientali e della Pubblica Istruzione della Regione Siciliana ha acquistato la collezione consistente in “ventinove  legni” completi di finimenti e accessori, e un carretto. Dalle rimesse della Villa “Centorbe”, la collezione è stata trasferita nelle rimesse di Palazzo Mirto a Palermo ed oggi a palazzo Ajutamicristo.
Per chi non ha avuto opportunità di andare a visitare la mostra, ecco qui di seguito un resoconto fotografico, fatto da me medesimo. Buona visione... 
(PS. La terza carrozza, di color verde chiaro, è in realtà un forno ambulante...)