Ringrazio l'amico Giovanni Oliveri che ci regala questa commovente "lettera dall'aldilà" scritta idealmente da una sua parente venuta a mancare in periodo bellico. Buona lettura...
<< Mi chiamo Giuseppina e il 28 novembre di quest’anno compio 74 anni. Ricordo l’ultimo compleanno che mi hanno festeggiato, avevo otto anni e mia nonna tutta vestita di nero che mi ripeteva: “Questa l’ultima torta è! La guerra c’è, hai capito aah?” Io guardavo raggiante quella tortina fatta con la farina scura e per me bellissima, che la mia mamma aveva trovato in Ospedale dove lavorava persino una candelina, chissà come, non si trovava nulla in quel tempo. Vivevo al Borgo, cuore sano di Palermo. Nel mio quartiere ci si conosceva un po’ tutti, si viveva onestamente e ogni famiglia aveva qualcuno che lavorava e il pane non mancava. Poi scoppiò la guerra e mancò tutto. Ricordo che suonavano spesso le sirene, assordanti come le urla di un cane scannato vivo e poi scappavamo tutti nei rifugi, così com’eravamo, spesso con i pigiami e le ciabatte, ma non accadeva mai nulla e tornavamo a casa sfiniti e affamati. A Palermo la guerra era come se non ci fosse, si vedevano più militari in giro e tutto pareva girasse come sempre aveva girato. Io andavo in quarta elementare, per andare a scuola prendevo la Circolare Destra vicino a casa e mi lasciava cinque fermate più avanti, ma andavo anche a piedi quando tardava. Nonostante le difficoltà del periodo, i tram, i filobus e gli autobus circolavano con regolarità, anche perché le automobili erano poche e le avevano solo i ricchi.
Qualche volta era successo che al suono dell’allarme antiaereo l’autista aprisse le portine in mezzo alla strada e scappavamo tutti, ci infilavamo nei portoni, fuggivano anche autista e bigliettaio e a me veniva da ridere.
Tutto il quartiere del Borgo era vicino al Porto. Mia madre diceva che questo non andava bene perché se bombardavano davvero, le prime case a cadere sarebbero state quelle del Borgo, proprio perché vicino al Porto. Si stava interessando anche per sfollare in un paese dell’interno ma non seppi più nulla perché… un giorno di primavera morìi, si morìi, senza averne alcuna voglia. Era un bel giorno di Maggio, e quella mattina a scuola avevamo pregato la Madonna e cantato canzoni al Duce. Ad un tratto sentimmo un rumoraccio assordante, un tuonare continuato, non so spiegare. Il cielo sembrò farsi buio d’improvviso. Ebbi paura... Ci dissero : “Scappate, correte, andatevene a casa, dritti a casa, via via!!” Ed io che ero la prima del banco davanti la porta, afferrai il quaderno di calligrafia, cui tenevo tanto, feci le scale in un lampo e mi trovai nello sterrato davanti scuola. Mi passò sotto il naso la Circolare e d’istinto mi misi a correre come una lepre pur di prenderla. Appena salito il primo gradino, il sole di colpo sembrò spegnersi e volai dieci metri più avanti.
Ebbi subito una forte sensazione di calore e l’ultima immagine terrena che ricordo è di un raggio di sole penetrato tra i terribili aerei bombardieri che l’oscuravano e l’autista chinato sopra di me, le sue lacrime che mi bagnavano il viso, una forte corrente d’aria e il mio bel quaderno di calligrafia orribilmente sporcato di sangue. Non capivo che era il mio sangue, della mia testolina ormai quasi recisa da uno spezzone di bomba. Mi pianse tutto il Borgo, assieme ad altre sette o otto vittime.
Dopo una settimana la mia mamma, le mie due sorelle e mio fratello sfollarono in un paese in provincia di Agrigento. Mi portarono dei bellissimi fiori di campo e promisero, sul mio umile ma lindo sepolcro, che finita la guerra sarebbero tornati. Ma io ero già Spirito, anima candida che correva sfrenata nei Cieli del Paradiso. Oggi penso a quegli anni tremendi, a quanta gente comune, come me, ci lasciò la pelle…
Chi combatte ha la possibilità di salvarsi la vita in qualche modo, lottando anche disperatamente. La popolazione civile, inerme come una bambina di neanche nove anni, che può fare? Non si può difendere in nessun modo. Una bambina scappa, non può che scappare, correndo e basta. Dobbiamo far sì che non si ripetano più stermini, più guerre civili nel nostro Paese e in tutto il mondo. Sì lo so, è difficile, possiamo ispirare un breve racconto a qualcuno dei nostri discendenti, così rinfreschiamo la memoria di coloro che oggi vivono nella Terra . Mi dicono, infatti, che si cerca di minimizzare tutti gli orrori che la guerra e il nazifascismo provocarono. Oltre venti milioni di morti…
L’ Olocausto ? Un enorme montatura… Ci siamo allora decise, noi Anime innocenti, ad ispirare storie vere come questa, perché siano lette nelle scuole o raccontate dai nonni. Perché la memoria non svanisca e le Circolari di tutte le Città del mondo possano circolare sempre liberamente. >>
PS. La foto della bimba non è inerente alla storia raccontata da Giovanni Oliveri