giovedì 11 aprile 2013

UNA SERATA...SULLE TRACCE DEGLI ASSASSINI

Per motivi legati al cattivo tempo, lo scorso 12 marzo si dovette annullare il percorso relativo al delitto Petrosino. Adesso è stato recuperato, in una bella e profumata serata di primavera, con la cornice sempre affascinante e suggestiva di piazza Marina a fare da contorno. 
Supportati da notizie d'epoca e dal resoconto del libro di Arrigo Petacco, "Joe Petrosino" (della Oscar Mondadori), la passeggiata ha avuto inizio.
L'appuntamento dei partecipanti era alla chiesa della Catena, ideale luogo di ritrovo per dare poi il via alle tre tappe che prevedeva l'itinerario. La figura del detective italo-americano è stata descritta come quella di un Falcone o, forse ancora meglio, di un Dalla Chiesa ante litteram. Un astuto investigatore che per primo capì le collusioni tra la malavita d'oltreoceano e quella del sud Italia. Venuto a capire perchè certi delinquenti da lui affrontati in America entravano con fedine penali pulite, ma puliti non lo erano affatto, si rese conto che il marcio stava nella connivenza tra malavita, politica e altri tipi di poteri. Joe Petrosino (nato Giuseppe, ovviamente, a Padula, un paesino della Campania), arriva a Palermo il 28 febbraio 1909. Dal porto si trasferisce in carrozza in uno degli alberghi più belli della città, l'Hotel de France di piazza Marina. Nei giorni successivi inizierà le sue indagini private, stabilendo contatti con degli informatori (si fiderà fin troppo di queste persone), incontrerà il console americano, il dott.Bingham, il quale gli ribadirà che Palermo non è New York, e che qui non potrà stare tranquillo al 100%. Si scontrerà col questore Ceola, che non saprà rispondere a legittime domande sul continuo flusso di malviventi con casellari giudiziari "sporchi" dalla Sicilia agli USA. Petrosino rifiuta una scorta, sentendosi sicuro della rete di informatori che gli gravita intorno. Dopo una decina di giorni , e una breve trasferta a Caltanissetta, per lavorare un paio d'ore al tribunale di quella cittadina, il poliziotto italo-americano consumerà il suo ultimo pasto serale al Caffè Oreto, i cui locali sono tutt'ora esistenti a piazza Marina (oggi c'è un bar), dopodichè, avvisato da un paio di informatori che entrano nel Caffè a dirgli qualcosa a metà della sua cena, si recherà ad un incontro con gente rimasta sconosciuta e che lo aspetta nel buio della piazza, accanto all'inferriata di villa Garibaldi. Un improvviso black out dell'illuminazione fa il resto. Petrosino si avvia all'appuntamento praticamente al buio. 
Sono le 20.45 del 12 marzo 1909: in questo contesto di buio e mistero, si svolge l'ultimo tragico atto della sua breve permanenza a Palermo.
Affrontato da due sicari che gli esplodono tre colpi a bruciapelo, Petrosino cade. Gli spari lo colpiscono al collo, alla spalla e un terzo proiettile gli rimane incastrato nel bavero della giacca. Un quarto colpo al viso, lo finisce. Muore così, oltre che un poliziotto, una delle prime personalità dell'antimafia che capì tante cose prima di gente come Falcone, Borsellino, Dalla Chiesa, che furono vittime lasciate sole, ma tanti anni dopo. Il giorno dopo l'omicidio, una breve comunicazione del questore all'ambasciata americana: "12 Marzo 1909: Petrosino ucciso questa sera nel centro di Palermo da sconosciuti. Muore un martire".
Era un omaggio che il gruppo Palermo Nascosta ha voluto fare ad uno dei martiri più illustri di questa città. Senza contare l'errore del comune, che nel centenario della morte, nel 2009, fece erigere una lapide in un punto completamente sbagliato della piazza, sul lato di palazzo Steri.
Ma questa, è un'altra storia...
Stralcio di un giornale d'epoca
Stralcio di un altro giornale d'epoca
La "mappa" del nostro percorso, da una illustrazione del libro di A.Petacco
La statua di Joe Petrosino all'interno dell'ex Hotel de France
Il nostro punto di ritrovo, alla chiesa della Catena
l'ex Hotel de France
Il gruppo di fronte all'Hotel de France
Davanti all'ex Caffè Oreto
Il culmine del percorso: il punto esatto in cui cadde Petrosino
La croce scolpita sul muretto di villa Garibaldi nel 1909

lunedì 25 marzo 2013

SEMISCONOSCIUTE: LA CHIESA DEI SS.QUATTRO CORONATI

Nel quartiere del Capo, esattamente nel vicoletto dei Quattro Coronati, c'è l'omonima chiesetta. E' uno di quei siti semisconosciuti, o quasi. E questo, nonostante il rione Capo sia una miniera di chiese antiche, soprattutto del periodo'500/700. La chiesa in questione fu costruita nel 1674 dalla corporazione dei Muratori e Manovali. I quattro Santi coronati sono Severo, Severiano, Carpofaro e Vittorino, di professione scalpellisti, martiri cristiani al tempo di Diocleziano. Ci furono parecchi problemi per la costruzione dell'edificio ecclesiastico, in quanto la congregazione dei muratori non aveva fondi sufficienti e dovette vendere i terreni circostanti per finanziare la costruzione.
La congregazione fu poi sciolta nel 1821 e riorganizzata in confraternita circa venti anni dopo.
Fu però soltanto all'inizio del 20° secolo che la chiesa si arricchì di arredi ornamentali, grazie all'opera della confraternita di S.Rosalia. 
Quest'ultima abbellì le mura del sito religioso con tele seicentesche come l'Annunciazione e la Madonna col Bambino.
Nel quartiere la chiesa è stata rimessa in sesto e riaperta al culto negli ultimi anni e grazie alla congregazione che la gestisce, si occupa di varie attività religiose, e non, in quella zona del Capo.
Grazie all'opera di questi volontari, possiamo dire di aver acquisito nuovamente una chiesa semisconosciuta...
Per concludere il breve post sulla chiesetta dei SS.Quattro Coronati, ecco una carrellata di immagini del suo interno.





giovedì 14 marzo 2013

L'HOTEL DE FRANCE

Ho trovato su internet una interessante disamina di un ex grande albergo del nostro centro storico, l'Hotel de France. Proprio in questi giorni cade un triste anniversario, legato, in un certo modo, anche a questo sito. 
Buona lettura...
In origine, nel Settecento, nacque come palazzo dei marchesi di Sant'Onofrio del Castillo. Nel 1808 divenne albergo e, dopo due gestioni che gli valsero nomi anglosassoni ("Crown and Anchor Hotel" e poi "Prince of Wales"), nel 1838 entrò nel suo periodo d'oro con l'arrivo degli imprenditori padovani Giachery, i quali vi trasferirono l'Hotel de France che gestivano sul Cassaro. Nel 1857 la facciata assunse l'aspetto che ancora conserva: un imponente prospetto a quattro elevazioni e pensilina in ghisa, tipica opera fin de siècle. Per ampliare l'hotel, chiuso su entrambi i lati da due vie strette, furono acquistati e inglobati i fabbricati sul retro: il Reclusorio della Candelora e l'omonima piazzetta sulla quale si affacciava l'antico carcere femminile.
Nel primo ventennio del Novecento, come scrive Luigi Giachery, l'Hotel de France aveva "115 stanze con 160 letti, una hall all'ingresso che guarda il giardino Garibaldi, una gran sala da pranzo, due sale per colazione, una per fumare, una di lettura, un grandioso giardino d'inverno, un giardino d'estate in cui comodamente sedute possono prendere il pasto 200 persone. Inoltre vi sono 32 bagni uniti agli appartamenti, il riscaldamento a termosifone in tutte le stanze e saloni, due ascensori, e per la pulitura dei tappeti l'apparecchio Wacum". Nel 1936, chiuso l'albergo, l'immobile fu acquistato dall' Università  di Palermo, che lo adibì a Casa del Goliardo. Il pensionato, che poteva ospitare cinquanta studenti ai quali forniva vitto e alloggio a prezzo modico, rimase aperto fino agli anni Settanta.
Per un secolo e mezzo - dall'inizio dell'Ottocento fino alla metà  del Novecento - ospitò i più bei nomi della storia, della politica, della cultura, dell'aristocrazia internazionale. Dal padre della psicoanalisi Sigmund Freud, che nelle sue stanze scrisse alcune preziose lettere. Da Francesco Crispi a Edmondo De Amicis, da Nino Bixio a Maria Dustin, il soprano prediletto da Wagner.
Nella famosa stanza n° 16 fu ospite Joe Petrosino, il poliziotto italo-americano ucciso dalla mafia a piazza Marina il 12 marzo del 1909. Una curiosità: nella hall dell’albergo era stata posta una statua di Petrosino ad altezza naturale. Ma è un bluff, poiché lo scultore non ha rispettato le ridotte dimensioni dell’eroe poliziotto, che pare non fosse di statura elevata.
Ora l'Hotel de France è tornato a vivere dopo un lungo e accurato restauro che ha consentito di recuperare le vecchie insegne, le scale, i soffitti affrescati, la terrazza panoramica per diventare foresteria per i ricercatori stranieri ospiti dell'Università.
Hotel de France in piazza Marina
 

martedì 5 marzo 2013

ARTISTI PALERMITANI D'OGGI * STEFANIA MULE' *

Un altra artista che si aggiunge alla nostra galleria di personaggi palermitani è Stefania Mulè, sorella di Emanuela Mulè (Clicca qui per articolo su Emanuela).
Ha iniziato l’attività teatrale nel 1996 ed ha all’attivo oltre a numerosi spettacoli teatrali, partecipazioni televisive con ruoli in fiction e sit-com su RAI e Mediaset.
Il suo percorso artistico vanta esperienze con popolari pièce teatrali: ha interpretato la mondana dama Nada e la virtuosa ma adultera signora Perella nelle pirandelliane “Cecè” e “L’uomo, la bestia e la virtù”; ha interpretato la controversa signorina Julie nell’omonimo lavoro di August Strindberg (“La contessina Julie”), la Martha protagonista di “Chi ha paura di Virginia Woolf?” del drammaturgo americano Edward Albee, la seducente Mara nell’esilarante commedia “Fiat voluntas dei” di Giuseppe Macrì, l’acrobata Mordeen in “Splendida Fiamma” di J. Steinbeck, Cesonia in “Caligola” di A. Camus con l’attore Giorgio Magnato, la principessa Carmelita Di Rosalia in “Per fare l’alba” di Rosso Di San Secondo con il veterano attore-regista Romano Bernardi. A San Francisco, a Venezia e a Roma con i grandi poeti della beat generation Lawrence Ferlinghetti e Jack Hirshman è la voce femminile del “Reading di poesie di Pasolini” e dello stesso J. Hirshman.
L’attrice fonda l’Associazione Culturale immaginARTE e si accosta a ruoli e alla regia di suoi spettacoli che vivono l’atmosfera onirica ed evocativa delle illusioni o profondamente impegnativi quali “Sogni Andalusi” dedicato al poeta F. Garcia Lorca e “Ali nere nel jazz” spettacolo teatro-concerto dedicato a grandi leggende del panorama jazzistico e all’apartheid. Cura anche la regia della commedia brillante “Vite in privato” di Noel Coward, in cui interpreta il ruolo della passionale Amanda. Sino ad approdare a spettacoli che si occupano di diritti civili quali “Sospesi tra Terra e Cielo” calandosi nelle vite di Beppino Englaro e di Piergiorgio Welby e “Stop Omofobia!” attingendo alle lettere riportate nel libro “Omosessualità e Vangelo….Franco Barbero risponde” dello stesso Don Franco Barbero.
Con la rappresentazione “Farsa” e “Adelasia” riceve i premi come Migliore Attrice Protagonista alle rassegne: Kamarinée 2001 Estate Vittoria-Scoglitti, VI Rassegna Teatrale Premio “Salvatore Salerno” ; Comune di Gela, Assessorato Sport Turismo Spettacolo, III Rassegna Teatrale Premio “La Gorgonie 2001” ; “Premio Comicità 2001” IV Rassegna Nazionale Teatro Comico della città di Salerno; “Premio Michele Abruzzo 2001” di Sciacca.
Ma il curriculum dell’attrice comprende anche svariate partecipazioni che la vedono protagonista femminile di produzioni cinematografiche quali il mediometraggio “Cavalleria Rusticana”, il corto “Estasi e tormento” premiato all’Indipendent Film Festival come migliore cortometraggio “Pia”, premiato al “Corto Fiction” di Chianciano Terme, “Sé…!” premiato a festival internazionali quali: F.I.P.A. di Biarritz (Francia), “Amori in corto” di Terni (migliore cortometraggio e migliore attrice), “Prima Aziz” (Migliore Attrice), Migliore corto al “Cinemae” (presidente giuria: Oliviero Toscani); nel lungometraggio “Caldamore” e in lavori televisivi come “Il senso del tatto”, episodio della serie de “Il Commissario Montalbano” e in “Sei forte maestro 2 “ e "Un medico in famiglia - 8"

Conoscendola bene da tanti anni, posso dire che è una ragazza molto seria e professionale sul set quanto solare e ironica nella vita privata.
Per concludere, come ho sempre ribadito scrivendo tali post, sosteniamo sempre i nostri artisti concittadini. E Stefania è meritevole di ciò...

mercoledì 27 febbraio 2013

WAGNER A PALERMO



Cade quest'anno il bicentenario della nascita di Richard Wagner, grande musicista. Il teatro Massimo lo celebra, in questi giorni, con la rappresentazione di sue opere. Ho trovato su internet interessanti notizie sulla sua permanenza a Palermo. Buona lettura a tutti.
Nato a Lipsia il 22 maggio 1813, il 5 novembre 1881 Richard Wagner sbarca a Palermo dal vapore Simeto, e scende al Grand Hôtel et des Palmes con la moglie, le due figlie e uno stuolo di altre persone, tra cui una figliastra.
Wagner arriva affaticato, nervoso, irritabile, soggetto a forti dolori al petto e con il terzo atto del "Parsifal" da scrivere. I medici lo avevano rassicurato, dicendogli che lunghe passeggiate e un clima mediterraneo gli sarebbero stati di grande aiuto. Insomma che svernasse al sud, lasciando la piovosa Bayreuth. Il "Giornale di Sicilia", dà notizia, l'indomani, dell'arrivo del «celebre compositore tedesco autore del "Cola di Rienzo", della trilogia dei "Niebelungen" e di tanti altri capolavori musicali. 

Il Maestro rimane conquistato dal clima: «Qui c'è soltanto primavera ed estate». A differenza di Goethe che non si curò dei monumenti cittadini, proteso com'era verso la valle dei Templi, Wagner si entusiasma per la cattedrale dove riposa il suo Federico II, ma soprattutto per i mosaici di Monreale. Da una lettera scritta da Cosima, moglie di Wagner, citata da Roberto Pagano in un lungo saggio di riferimento dedicato al soggiorno wagneriano, apprendiamo il programma quotidiano: «La mattina si lavora, a mezzogiorno si passeggia, all'una si desina, alle tre si ripasseggia, alle cinque si lavora, alle sette si pranza e dopo si va al letto». Un programma ferreo che Wagner mantiene almeno sino a quando non finisce di scrivere il "Parsifal" e fino a quando non verrà irretito dalla ospitale e aristocratica mondanità cittadina.
Dunque è a Palermo che Wagner completa il 13 gennaio la partitura del "Parsifal". Se ne vanta l'Hôtel des Palmes che esibisce lapide e busto bronzeo. Se ne vantano i palermitani che sul soggiorno, sui fatti hanno ricamato e tramandato una vasta e controversa aneddotica. Wagner che nei momenti di ispirazione si faceva lanciare addosso da Cosima dei veli di diversi colori. Nella vulgata pare che Cosima addirittura strofinasse veli profumati sulla testa e sul corpo di Wagner. Una scena feticista alla Stroheim, a venire. Wagner che entra in contrasto con il proprietario dell'Hôtel, signor Ragusa, affermando a suoi amici altolocati che l'unico brigante che conosce in Sicilia è il suo albergatore. Wagner che si fa corteggiare dall'aristocrazia palermitana: i Tasca, i Lanza, i Gangi, i Mazzarino, e ne rimedia la Villa Porrazzi dei Gangi, dopo aver declinato l'offerta della prestigiosa villa di Camastra dei Tasca. Quella ai Porrazzi parve a Cosima più gestibile. Oggi la villa non esiste più, distrutta dai bombardamenti, ma ne rimane almeno un sedile di pietra d'Aspra salvato da un giudice amante dell'arte. Pur essendo grato dell'ospitalità il musicista però si arrabbia perché la villa è fredda, umida e Siegfried si ammala. Il trasferimento ai Porrazzi data 2 febbraio, ed essendo la villa vicina a quella dei Tasca, Wagner ora passeggia soprattutto dentro il parco di villa Tasca. A Marzo lascerà definitivamente Palermo.
Richard Wagner muore a Venezia a Palazzo Vendramin il 13 febbraio 1883 alle ore 15,30, per un attacco di cuore. Aveva poco più di settanta anni. Al diffondersi della luttuosa notizia, Palermo, in nome della permanenza in città del maestro e famiglia e amici tra il novembre 1881 e il marzo 1882, della gestazione in loco del terzo atto del "Parsifal", e soprattutto delle relazioni che Wagner aveva intrecciato con la society palermitana, si scoprì wagneriana. E quel soggiorno si è trasformato in un'epopea di wagnerismo panormita. Questi i fatti.
Richard Wagner

giovedì 14 febbraio 2013

UNA ESECUZIONE (A CASO) DEL'700

Ecco la cronaca di una esecuzione del'700 tratta dai Diari del Marchese
di Villabianca:
Appena fissato il giorno della esecuzione l'Avvocato fiscale 
(oggi Procuratore del Re) nella G. C. Criminale, o il Capitan 
Giustiziere nella Corte Capitaniale, ne dava partecipazione al 
nobile Governatore della Compagnia dei Bianchi e gli rimetteva 
le chiavi della cella del condannato. 
Da quel momento la Compagnia entrava in possesso di lui, e ne 
aveva il governo materiale e spirituale. 
Per tre giorni i buoni signori si moltiplicavano per assisterlo a ben morire: 
e non era in lui desiderio che essi nei limiti della loro facoltà non 
si affrettassero a soddisfare .La prima sera che questi entrava in 
cappella, a due ore di notte (due ore dopo l'Avemmaria) la campana della 
chiesa degli Agonizzanti dava tanti rintocchi quanti erano i rei da 
giustiziare; il suono si ripeteva anche la 
vigilia: ed a quei rintocchi, a quell'ora, specie nelle sere crude 
d'inverno, ogni persona si faceva il segno della croce, e pensava 
chi mai potesse essere il disgraziato e per quale delitto condannato. 
Questo veniva confessato e comunicato ogni giorno per i 3 
rimanenti. Poi il fatale momento giungeva. 
Un fabbroferraio si affatica a schiodare i ferri dai piedi dell’afflitto, 
come lo chiamano i Bianchi, e si dispone a lasciare il troppo lugubre 
albergo, la Vicaria, dove non ritornerà mai più. 
Il vasto Piano della Marina è il posto ordinario, ma non unico, del 
truce spettacolo. Dalle finestre, dalle terrazze, dai tetti, dai cornicioni 
si affacciano, si protendono, penzolano come grappoli di corpi umani 
migliaia di persone. I venditori di semi di zucca e di acqua fresca a 
grande stento si muovono in mezzo alla calca non cessando dal gridare 
a squarciagola la loro merce. 
La inferriata del carcere stride sui cardini e si rinchiude subilo alle 
spalle d'un lugubre corteo. Un improvviso mormorio generale cresce 
un frastuono assordante. Algoziri e ministri di giustizia a cavallo, 
con verghe nelle mani, seguono lentamente, misuratamente il regio 
stendardo rosso, e precedono la Compagnia dei Bianchi assodante il 
reo, legato sopra un carro. 
Granatieri con baionetta in canna, o, secondo i tempi, alabardieri e 
soldati a cavallo, formano steccato e controsteccato impenetrabile 
alla folla sterminata, che pallida, allibita, ma sempre curiosa, non 
rinunzia al vecchio spettacolo. Le forche si levan alte in ragione 
della gravità del delitto. 
Nelle più alte forche, secondo la sentenza, vengono impiccati i grandi 
assassini. Come Anna Bonanno, soprannominata la Vecchia di l'acitu, 
alle Quattro Cantoniere; o il parrucchiere Giuseppe Mantelletti, 
a 19 anni uccisore d'un sacerdote. 
L'afflitto ascende la scala del supplizio, e lontano si odono i lenti 
rintocchi cella chiesa degli Agonizzanti, 
e vicino quelli della campana maggiore della chiesa di S. Francesco 
li Chiovari : e tutti, vicini e lontani, invocano la Madonna della Buona 
Morte, perchè voglia concedere passaggio all'anima dello 
sventurato. Tamburi e trombe rumoreggiano improvvisamente, 
incessantemente. Un fremito convulso invade ogni astante : l'umana 
giustizia è fatta ! I Bianchi, in ginocchio pregano pel trapassato; il 
cappellano ne benedice il cadavere, che, non più come anni addietro, 
rimane fino a tarda sera, per una giornata, penzoloni, ma vien presto 
rimosso, e se i delitti non esigano altro, trasportato entro una cassa 
alla chiesa dei decollati, nel vicolo S. Antoninello lo Sicco, sepoltura 
ordinaria dei rei di Stato; intanto che la folla superstiziosa si precipita 
verso la forca, affamata d'un brincello della sozza fune, già diventava 
prezioso amuleto. Ben altro però ha da fare il carnefice se il giustiziato 
è stato un ladrone di campagna. Per questo malvagio non v'è quartiere 
d'inverno. L'arbitrio dei giudici tien luogo di legge, sentenziando 
caso per caso la esemplarità della punizione. Questo solo è certo : 
che per siffatta gente non vi è pietà: e la sicurezza dello Stato esige le 
forme anche più disumane di giustizia. La loro impiccagione può aver 
luogo in vari punti della città, così dentro come fuori, al Piano del Carmine, 
1% quello del Monte, a Porta di Vicari (S. Antonino). il quella di Termini 
(Garibaldi), a quella di S. Gioro, fuori Porta Nuova, fuori Port<i Montalto : 
siti loro nefande geste e quindi di espiazione. Ma tra tutti hanno triste 
preferenza le Quattro Cantoniere. 
I diari palermitani hanno pagine orrende di codesti spettacoli : ma chi 
scrive quelle pagine rimane impassibile come di cose ordinarie della vita, 
delle quali non sia quasi da meravigliare. 
Già si sa: chi ha ucciso in campagna, chi ha assassinato in un posto 
qualunque, deve esser condotto al supplizio sopra un carro con le mani 
legate alla coda della mula. Ma fino alla metà del secolo, peggio : 
veniva sopra una tavola trascinato per terra a coda di cavallo. 
I suoi avanzi rimanevano pubblico esempio nei luoghi nei quali i suoi 
misfatti avevano terrorizzato cittadini e campagniuoli. 
Mani e testa, mozzate alla vista del popolo, chiuse entro gabbie di ferro, 
venivano attaccate — macabri trofei — agli archi, alle porte della città, 
ad un bastione, ad un palazzo, alla porta della Vicaria e financo dentro di 
essa sotto gli occhi dei carcerati. Il corpo, se così voleva la sentenza, 
squartato e distribuito ai vari paesi che ne reclamavano la triste eredità, 
poiché ne avean sofferto le geste feroci. I canceddi, bordonari (mulattieri), 
dentro sacchi trasportavano le infami membra, che andavano pendere 
da un albero, da un muro in campagna, Gibellina, presso il convento 
di S. Spirito in Palermo, e quasi sempre nel famoso Sperone all'Acqua 
dei Corsari, ove andavano a compiere la tragedia. 

sabato 2 febbraio 2013

SI ALLA CULTURA, NO ALLA CHIUSURA!

Domenica 10 Febbraio, alle 10.30, ci sarà una libera riunione di cittadini palermitani davanti al Museo della Storia Patria di piazza S.Domenico, recentemente chiuso per mancanza di fondi. I quattro dipendenti hanno perso il lavoro. E' un pezzo importante della città che si perde. 
Ci si chiede il perchè. 
Il Museo è la storia dell'800 palermitano, dai sovrani Borbone ai moti del'20. Dalla rivoluzione del'48, passando alla Gancia e a Garibaldi. Contiene cimeli, carteggi e documenti di assoluto valore.
Ci si riunirà lì davanti come in attesa che il Museo apra per poterlo visitare. 
Tutti possono partecipare, più siamo e meglio è. 
E' prevista la presenza di qualche giornalista che darà visibilità all'evento.
Sarà, ci auguriamo, un segnale per le istituzioni e per ribadire che da palermitani diciamo "SI ALLA CULTURA, NO ALLA CHIUSURA!"
Grazie a tutti coloro che decideranno di intervenire.