martedì 12 giugno 2012

DA PALERMO A ROMA : LA LEGGENDA DELL'ACQUAIOLA

Dopo aver parlato su questo blog, in passato, di famose esecuzioni di avvelenatrici come Francesca La Sarda (vedi post L'esecuzione di una avvelenatrice) o Giovanna Bonanno (vedi post Dall'aceto al patibolo), mi occupo oggi di un'altra figura femminile, accomunata alle due sopra dall'uso indistinto di veleni. Questo articolo che segue l'ho trovato su internet, e ve lo riporto qui di seguito tale e quale al suo originale... 
Giulia Tofana era una cortigiana, ma era famosa come fattucchiera. Ha vissuto a Palermo nei primi anni del 1600. Forse era figlia o nipote d’arte essendo, molto probabilmente imparentata con Thofania d’Adamo, giustiziata sempre a Palermo il 12 luglio 1633 per aver fatto morire il marito Francesco ed altre persone avvelenandole. Sulla sua colpevolezza però sorsero dei dubbi visto che tra il 1632 e il 1634, durante il viceregno di Afan de Rivera, duca di Alcalà, ci furono altre morti dovute sempre al veleno. 
I colpevoli furono individuati e giustiziati. La prima ad essere arrestata è Francesca Rapisardi detta la Sarda che venne giustiziata con l’accusa di essere una fabbricatrice di un veleno a base d’acqua che provocava una morte immediata. La donna, con sentenza della Regia Corte Capitanale, fu decapitata il 17 febbraio del 1633. Nello stesso anno, il 21 giugno, venne giustiziato Placido Di Marco, anche lui accusato di aver fabbricato lo stesso veleno per ammazzare diverse persone. Pietro Di Marco, secondo la tradizione spagnola, venne portato nella pubblica piazza e squartato in quattro parti. Una esecuzione spietata che doveva incutere terrore ai suoi eventuali imitatori. 
Prima di essere giustiziato e dopo essere stato sottoposto ad indicibili torture, Di Marco confessò che era Thofania d’Adamo la vera mente criminale che fabbricava il particolare veleno e che lui e Francesca la Sarda avevano solo il compito di distribuirlo. 
Se veramente Giulia Tofana era la figlia di Thofania allora la tesi che proprio dalla madre abbia appreso le prime tecniche sembra sempre più attendibile. Di Giulia si racconta che fosse una donna bellissima, affascinante, molto intelligenti e affarista nata. Le notizie sulla sua vita sono molte scarse anche per la mancanza di documentazioni giudiziarie. Qualcosa trapela da un libro di Adriana Assini che ricostruisce in modo romanzato e libero la storia dell’ ”acqua Tofana”. La giovane Giulia frequentava spesso un farmacista e questa sua amicizia le diede la possibilità di poter conoscere alcuni dei più famosi veleni dell’epoca. La donna aveva fatto una sua personale scoperta : facendo bollire in acqua in una pentola sigillata, una miscela di anidride arseniosa, limatura di piombo e antimonio, era possibile ottenere una soluzione limpida e trasparente, inodore ed insapore. Dopo aver filtrato il liquido, che conteneva sale di arsenico, sali di piombo e antimonio diventava un veleno ideale che poteva essere facilmente aggiunto a bevande e cibi senza che nessuno ne potesse scoprire la presenza. 
L'avvelenatrice si trasferì poi a Roma, dove continuò la sua malefica attività...
Una delle sue clienti fu sua figlia,che avvelenò il marito,del quale era stanca.La fortuna di Giulia Tofana crebbe fino al giorno fatidico in cui una delle sue vittime designate riuscì miracolosamente a salvare la pelle.L’uomo si recò dalle autorità della città e denunciò l’accaduto,con il risultato che si scatenò la caccia all’avvelenatrice, che riuscì a riparare in una chiesa,dove temporaneamente era in salvo,essendo un luogo interdetto alle autorità civili.
Ma venne catturata mentre tentava di fuggire e venne processata.Durante il processo,invece di negare le imputazioni,raccontò spavaldamente di aver fornito a molte donne romane e ad alcuni uomini, veleno necessario a causare la morte di circa seicento persone.
Venne condannata a morte con alcuni apprendisti e con alcune donne riconosciute colpevoli di aver avvelenato i loro mariti,e salì sul patibolo accompagnata dalla figlia, scoperta e condannata anch’essa. La sua morte non mise fine al commercio della sostanza velenosa. Al contrario, divenne uno dei veleni più utilizzati per gli omicidi, fino a quando la medicina non imparò a riconoscere, negli organi dei deceduti,la presenza del veleno. Giulia, sua figlia e i vari complici vennero condannati, ed impiccati nel 1659...
La forca...

8 commenti:

  1. Brrrrr, mi vengono i brividi a pensare di nascere e vivere in quei tempi. Però visti i tempi bui, le confessioni sotto tortura mi fanno pensare: ci voleva poco a inquisitori e non per sbarazzarsi di scomodi testimoni o rivali in affari o in amore ... proprio come adesso !!!

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  2. In quel periodo il veleno specie l'arsenio era abbastanza diffuso!Inoltre bastava cosi poco per sbarazzarsi di chi era poco gradito....meno male che i tempi sono cambiati....

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  3. Nei secoli, la donna, con il veleno ha sempre avuto un rapporto alquanto stretto e ne ha fatto maggiomente uso per disfarsi di mariti ed amanti venuti a noia oppure scomodi! Ancora oggi, anche se non fanno più uso di " acqua tofana", conservano quella punta di veleno, nella parola, che serve loro, non per uccidere ovviamente, ma per ferire chi si mette contro di loro!

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  4. teresa marciani12 giugno 2012 16:12

    non avrei voluto vivere in quegli anni bui e misteriosi con gli intrighi più strani, usati a volte con sotterfugi a discapito di qualche malcapitato! anche la giustizia e le torture inflitte ingiustamente cambiavano e trasformavano i fatti reali. Ma pensandoci, ancora oggi persiste il tradimento, l'omicidio, la tortura, il complotto e l'ingiustizia!

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  5. Grazia Grace N.12 giugno 2012 16:24

    Si,ricordo ne avevamo parlato...tempi oscuri dove i sortilegi si mischiavano alla spietatezza delle esecuzioni.Certo è che le donne ne hanno sempre saputa una più del diavolo...della serie
    "Arsenico e vecchi merletti".

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  6. Giuseppe-Pippo12 giugno 2012 21:14

    Ma come sono interessanti e ben descritti questi fatti che, benchè tristi e criminosi, fanno parte,purtroppo,della nostra storia e di un tempo a noi lontano.Però qualcosa è rimasto nel nostro DNA.Ricordo il processo al medico palermitano Lo Verso condannato all'ergastolo per aver "curato" la moglie con una procedura a base di iniezioni che alla lunga la portò alla morte.

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  7. E' davvero molto interessante questa storia!!mah già sin dai tempi + antichi donne e uomini pensavano di sbarazzarsi così facilmente di una persona... va bè che nei tempi moderni non è poi cambiato così tanto. E' descritta davvero bene complimenti! Laura.

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  8. Il veleno ha fatto,purtroppo,sempre parte della malvagità umana,e molto prima delle avvelenatrici di cui si è parlato qui,ora e tempo fa.Sin dagli antichi greci è stato un mezzo per eliminare avversari politici o altro,e anche per far "suicidare" qualcuno,come la famosa cicuta bevuta da Socrate,come condanna.
    -Andrea-

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