lunedì 17 settembre 2012

L'ULTIMA CORSA

Ringrazio l'amico Giovanni Oliveri che ci regala questa commovente "lettera dall'aldilà" scritta idealmente da una sua parente venuta a mancare in periodo bellico. Buona lettura...
<< Mi chiamo Giuseppina e il 28 novembre di quest’anno compio 74 anni. Ricordo l’ultimo compleanno che mi hanno festeggiato, avevo otto anni e mia nonna tutta vestita di nero che mi ripeteva: “Questa l’ultima torta è! La guerra c’è, hai capito aah?” Io guardavo raggiante quella tortina fatta con la farina scura e per me bellissima, che la mia mamma aveva trovato in Ospedale dove lavorava persino una candelina, chissà come, non si trovava nulla in quel tempo. Vivevo al Borgo, cuore sano di Palermo. Nel mio quartiere ci si conosceva un po’ tutti, si viveva onestamente e ogni famiglia aveva qualcuno che lavorava e il pane non mancava. Poi scoppiò la guerra e mancò tutto. Ricordo che suonavano spesso le sirene, assordanti come le urla di un cane scannato vivo e poi scappavamo tutti nei rifugi, così com’eravamo, spesso con i pigiami e le ciabatte, ma non accadeva mai nulla e tornavamo a casa sfiniti e affamati. A Palermo la guerra era come se non ci fosse, si vedevano più militari in giro e tutto pareva girasse come sempre aveva girato. Io andavo in quarta elementare, per andare a scuola prendevo la Circolare Destra vicino a casa e mi lasciava cinque fermate più avanti, ma andavo anche a piedi quando tardava. Nonostante le difficoltà del periodo, i tram, i filobus e gli autobus circolavano con regolarità, anche perché le automobili erano poche e le avevano solo i ricchi.
Qualche volta era successo che al suono dell’allarme antiaereo l’autista aprisse le portine in mezzo alla strada e scappavamo tutti, ci infilavamo nei portoni, fuggivano anche autista e bigliettaio e a me veniva da ridere.
Tutto il quartiere del Borgo era vicino al Porto. Mia madre diceva che questo non andava bene perché se bombardavano davvero, le prime case a cadere sarebbero state quelle del Borgo, proprio perché vicino al Porto. Si stava interessando anche per sfollare in un paese dell’interno ma non seppi più nulla perché… un giorno di primavera morìi, si morìi, senza averne alcuna voglia. Era un bel giorno di Maggio, e quella mattina a scuola avevamo pregato la Madonna e cantato canzoni al Duce. Ad un tratto sentimmo un rumoraccio assordante, un tuonare continuato, non so spiegare. Il cielo sembrò farsi buio d’improvviso. Ebbi paura... Ci dissero : “Scappate, correte, andatevene a casa, dritti a casa, via via!!” Ed io che ero la prima del banco davanti la porta, afferrai il quaderno di calligrafia, cui tenevo tanto, feci le scale in un lampo e mi trovai nello sterrato davanti scuola. Mi passò sotto il naso la Circolare e d’istinto mi misi a correre come una lepre pur di prenderla. Appena salito il primo gradino, il sole di colpo sembrò spegnersi e volai dieci metri più avanti.
Ebbi subito una forte sensazione di calore e l’ultima immagine terrena che ricordo è di un raggio di sole penetrato tra i terribili aerei bombardieri che l’oscuravano e l’autista chinato sopra di me, le sue lacrime che mi bagnavano il viso, una forte corrente d’aria e il mio bel quaderno di calligrafia orribilmente sporcato di sangue. Non capivo che era il mio sangue, della mia testolina ormai quasi recisa da uno spezzone di bomba. Mi pianse tutto il Borgo, assieme ad altre sette o otto vittime.
Dopo una settimana la mia mamma, le mie due sorelle e mio fratello sfollarono in un paese in provincia di Agrigento. Mi portarono dei bellissimi fiori di campo e promisero, sul mio umile ma lindo sepolcro, che finita la guerra sarebbero tornati. Ma io ero già Spirito, anima candida che correva sfrenata nei Cieli del Paradiso. Oggi penso a quegli anni tremendi, a quanta gente comune, come me, ci lasciò la pelle…
Chi combatte ha la possibilità di salvarsi la vita in qualche modo, lottando anche disperatamente. La popolazione civile, inerme come una bambina di neanche nove anni, che può fare? Non si può difendere in nessun modo. Una bambina scappa, non può che scappare, correndo e basta. Dobbiamo far sì che non si ripetano più stermini, più guerre civili nel nostro Paese e in tutto il mondo. Sì lo so, è difficile, possiamo ispirare un breve racconto a qualcuno dei nostri discendenti, così rinfreschiamo la memoria di coloro che oggi vivono nella Terra . Mi dicono, infatti, che si cerca di minimizzare tutti gli orrori che la guerra e il nazifascismo provocarono. Oltre venti milioni di morti…
L’ Olocausto ? Un enorme montatura… Ci siamo allora decise, noi Anime innocenti, ad ispirare storie vere come questa, perché siano lette nelle scuole o raccontate dai nonni. Perché la memoria non svanisca e le Circolari di tutte le Città del mondo possano circolare sempre liberamente. >>
PS. La foto della bimba non è inerente alla storia raccontata da Giovanni Oliveri

10 commenti:

  1. Davvero toccante. Riesce a rendere perfettamente l'immagine di quei momenti terribili. Io ho il ricordo dei nonni che mi raccontavano di come trascorrevano i loro giorni, di quando erano sfollati e di come fosse dura andare avanti. Come è scritto nella lettera di qusta bambina, dobbiamo far si che questi ricordi non si perdano, per rammentarci cos'è la guerra e cosa ha fatto.

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  2. Veramente bello e decisamente poco frequente questo modo di raccontare la guerra.

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  3. Struggente testimonianza di quel dramma infinito che è la guerra... :(

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  4. carmelo e ina lombardo17 settembre 2012 16:07

    Ho capito che si parla del 9 maggio 1943, quando trecento bombardieri americani volando in formazioni serrate sopra la città di Palermo sganciarono una quantità rilevante di bombe sull’abitato civile provocando molte centinaia di morti innocenti: donne, vecchi, bambini che non avevano nulla a che vedere con la guerra. Quel 9 maggio 1943 per sei o sette ore caddero migliaia di bombe sulla città facendo oscillare i rifugi dalle sue fondamenta, tutta la città urlava, bombardata, massacrata, scoperchiata, terrorizzata, colpita nei quartieri, nelle scuole, nelle fabbriche, nel patrimonio storico, nelle chiese, negli ospedali e, perfino, negli orfanotrofi. Una storia bellissima e mi complimento anche con Giovanni Oliveri come si è immedesimato e partecipato emotivamente a questa vicenda accaduta alla sua parente .

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  5. Federico Ferlito17 settembre 2012 16:27

    Struggente storia di guerra dove di evidenziano le grandi sofferenze a cui sono andate incontro tutte le generazioni di civili dell'epoca ! Dio non voglia che si ripetessero eventi così orribili !

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  6. Nicola Stanzione17 settembre 2012 17:45

    Spesso, pensiamo ai danneggiamenti che i bombardamenti del 1943 procurarono al patrimonio architettonico di questa città ,ma poco si pensa alle vittime innocenti che in quei giorni orribili persero la loro vita. Una storia toccante che mi ha emozionato.

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  7. Una storia triste che ci fa ricordare i drammi delle guerre che coinvolgono i cittadini innocenti . Purtroppo si muore in tante maniere ed anche nei tempi moderni avvengono tantissime disgrazie con tragedie di ogni genere, e non sappiamo cosa fare per evitarle, nessuno uomo razionale cerca la sofferenza umana, però ...
    vito zagra

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  8. Leggere queste cose riportano alla mente di persone come me, che da bambino ha vissuto queste tristi esperienze, terrificanti e indimenticabili ricordi di paura.

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  9. Questa storia mi ha veramente commosso! semplici parole che però esprimono e fanno quasi vedere a noi che non le abbiamo vissute, fatti e scene cruente di guerra. Guerra che ha penalizzato non solo chi era al fronte ma soprattutto civili innocenti e ancora più grave bambini, che non hanno avuto il tempo di crescere! Purtroppo però la storia non insegna nulla perchè l'essere umano sembra che abbia un piacere sadico a distruggere se stesso e ripete sempre gli stessi errori!

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  10. Bellissima storia! Mi riporta indietro, quando la mia amata nonna era ancora con me e mi raccontava del periodo buio della guerra. Paura, fame, orrore... non deve succedere più, mi diceva, nel suo dialetto siculo - calabrese... E succede, succede ancora.
    Salvina

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