lunedì 12 novembre 2012

UN SINGOLARE POETA DEL'600

Ho trovato su un sito questo interessante articolo sul poeta palermitano Petru Fudduni, un personaggio singolare dei tempi antichi...
Poeta palermitano arguto e salace, di notevole rinomanza popolare, Petru Fudduni (o Pietro Fullone che sia) visse nel XVII secolo, svolgendo l’umile mestiere di tagliapietre (o meglio: di intagliatore di pietre), nel quale eccelse. Fu anche, per qualche tempo, marinaio in una nave regia. La pietra si attaglia alla fierezza del suo temperamento ed egli stesso ne fece qua e là riferimento, peraltro esplicitamente cantandola in una poesia che comincia «O petra disprizzata». Del resto, quale nome più idoneo di quello di «Pietro» per un intagliatore litico? La perizia nel suo abituale lavoro non gli consentì una vita agiata, ma la povertà non lese mai la sua dignità né depotenziò la sua ironia e il suo esprit moqueur. Della sua vita si conosce poco e quel che si conosce è in parte impreciso o incerto, tanto da prestarsi a varietà di interpretazioni. Resta ignota, ad esempio, la data di nascita (si suppone nel 1600 o nei primissimi anni del secolo) e, in quanto alla famiglia di provenienza, si hanno contrastanti notizie: forse era figlio d’ignoti o, più credibilmente, il terzo di sette figli sopravvissuti (di una prole di nove) di un tal Alfio Fullone, catanese, e della palermitana Ninfa Tuzzolino. Della sua morte si conosce invece l’esatta data: il 22 marzo del 1670 e il luogo in cui fu sepolto: la chiesa di Santa Maria dell’Itria. Se ne ignorano le fattezze. La sua esistenza è stata attraversata (se ne trovano riscontri nelle sue opere) da due rilevanti avvenimenti nella storia della città e dell’isola. Il primo riguarda la grave pestilenza che insorse nel 1624, anno in cui furono rinvenute, sul Monte Pellegrino, le ossa di una santa vergine, Rosalia, che indusse i palermitani a considerare dovuta a sua intercessione la cessazione del morbo nel corso del 1625. Durante tale epidemia morì una sorella del poeta: Cristina. 
Il secondo avvenimento riguarda la rivolta popolare palermitana del 1647, guidata da un «Masaniello» locale: il battiloro Giuseppe D’Alesi.
Il suo cognome pare piuttosto un soprannome: «Fudduni», da “foddi”, letteralmente «gran folle», espressione da intendere come riferita piuttosto a persona bizzarra, stravagante, che non, in senso letterale, pazza. E dato che stravagante e bizzarro fu davvero il personaggio, se ne possono cavare alcune considerazioni: se «Fudduni» fosse cognome, sarebbe la migliore illustrazione del nomen omen dei latini; se fosse soprannome, non potrebbe che derivare dalla personalità del soggetto, dal suo modus essendi, nel qual caso risulterebbe ignoto anche il vero nome, assieme alle origini e alla data di nascita. Egli stesso si presenta così: Iu su’ lu Petru chiamatu Fudduni; […] fudduni nun è foddi né minnali.
Tali asserzioni non sciolgono l’enigma: se da un lato egli dice di essere quel Pietro «chiamato» Fudduni (il verbo lascerebbe pensare al nomignolo), dall’altro soggiunge che «fudduni» non va inteso né come «folle» né come «stupido», il che lascerebbe supporre che quello fosse realmente il suo cognome ma non rispecchiasse appieno la sua personalità. Altra ipotesi è che egli si chiamasse «Fullone» e che il popolino, a principiare da lui stesso, avesse tradotto semplicemente in dialetto, secondo consuetudine. Ma c’è chi sostiene il contrario, cioè che egli fosse stato appellato «Fullone» quando era stato chiamato a far parte, come poeta, di alcune accademie (in particolare quella dei Riaccesi) e che sarebbero stati gli stessi accademici a tradurre dalla parlata siciliana quel cognome (o soprannome che fosse), quasi a volerlo nobilitare.
Su di lui circola una ricca aneddotica, riguardante in particolare la sua eccentricità e la sua sagacia. È da supporre che qualcuna di queste storielle sia frutto di fantasia popolare, quale, ad esempio, la seguente, intesa a sottolineare la sua – in realtà, formidabile – memoria: qualcuno gli avrebbe domandato quale fosse «lu megghi muccuni d’u munnu» (il miglior boccone del mondo) ed egli avrebbe risposto: «l’ovu» (l’uovo). E dopo un anno, gli avrebbero chiesto: «Fattu cu chi?» (Fatto con che?) ed egli avrebbe risposto prontamente: «c’u sali» (col sale).

9 commenti:

  1. Giusto tributo di memoria a Petru Fudduni, poeta della necessità e dell'arguzia popolare.

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  2. Ahhhh ecco chi è (era) Petru Fudduni !!! Pensavo che fosse una figura retorica e non ho mai fatto ricerche ... grazie tante !

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  3. Grazia Grace N.12 novembre 2012 15:02

    Non sapevo tanto su Pietro Fudduni,per la verità mi sono sempre chiesta se fosse esistito realmente
    bell'articolo,mi piace,grazie..

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  4. Federico Ferlito12 novembre 2012 16:50

    Famosissime sono le battute sagaci di Pietro,che spesso sono restate nella dialettica dei vecchi palermitani DOC . Famosissima la risposta data all'arcivescovo suo contemporaneo,il quale lo apostrofò quale volgare,sporco e miserabile , egli diede una risposta arguta e ben azzeccata,ovvero, "RI RUSSU VA VISTUTA L'IGNURANZA" ! ed aveva ragione !

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  5. Ricordo, tantissimi anni fa, mia nonna mi raccontava divertenti storielle i cosiddetti "cunti" di cui erano protagonisti Pietro Fudduni e l'abate Meli. I due erano in eterno contrasto, però aveva sempre la meglio il nostro Pietro, che con la sua arguzia rappresentava la saggezza popolare contrapposta alla scienza del colto Meli!

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  6. Vito Zagra ... pur avendo il libro, mi ricordo vagamente soltanto due aneddoti, quella del dialogo con il Cardianle al quale Fudduni rispose che l'ignoranza era vestita di rosso, e quella del gatto intelligente sostenuta dal Cardinale mentre per Fuddune vince la natura, per cui il gatto vedendo il topo lascia tutto e rincorre il topo ...

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    1. Salve, dove posso trovare un libro che parla di tutte le vicende di petru fudduni?

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    2. Salve, dove posso trovare un libro che parla di tutte le vicende di petru fudduni?

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  7. dove posso trovare il libro????

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