giovedì 14 febbraio 2013

UNA ESECUZIONE (A CASO) DEL'700

Ecco la cronaca di una esecuzione del'700 tratta dai Diari del Marchese
di Villabianca:
Appena fissato il giorno della esecuzione l'Avvocato fiscale 
(oggi Procuratore del Re) nella G. C. Criminale, o il Capitan 
Giustiziere nella Corte Capitaniale, ne dava partecipazione al 
nobile Governatore della Compagnia dei Bianchi e gli rimetteva 
le chiavi della cella del condannato. 
Da quel momento la Compagnia entrava in possesso di lui, e ne 
aveva il governo materiale e spirituale. 
Per tre giorni i buoni signori si moltiplicavano per assisterlo a ben morire: 
e non era in lui desiderio che essi nei limiti della loro facoltà non 
si affrettassero a soddisfare .La prima sera che questi entrava in 
cappella, a due ore di notte (due ore dopo l'Avemmaria) la campana della 
chiesa degli Agonizzanti dava tanti rintocchi quanti erano i rei da 
giustiziare; il suono si ripeteva anche la 
vigilia: ed a quei rintocchi, a quell'ora, specie nelle sere crude 
d'inverno, ogni persona si faceva il segno della croce, e pensava 
chi mai potesse essere il disgraziato e per quale delitto condannato. 
Questo veniva confessato e comunicato ogni giorno per i 3 
rimanenti. Poi il fatale momento giungeva. 
Un fabbroferraio si affatica a schiodare i ferri dai piedi dell’afflitto, 
come lo chiamano i Bianchi, e si dispone a lasciare il troppo lugubre 
albergo, la Vicaria, dove non ritornerà mai più. 
Il vasto Piano della Marina è il posto ordinario, ma non unico, del 
truce spettacolo. Dalle finestre, dalle terrazze, dai tetti, dai cornicioni 
si affacciano, si protendono, penzolano come grappoli di corpi umani 
migliaia di persone. I venditori di semi di zucca e di acqua fresca a 
grande stento si muovono in mezzo alla calca non cessando dal gridare 
a squarciagola la loro merce. 
La inferriata del carcere stride sui cardini e si rinchiude subilo alle 
spalle d'un lugubre corteo. Un improvviso mormorio generale cresce 
un frastuono assordante. Algoziri e ministri di giustizia a cavallo, 
con verghe nelle mani, seguono lentamente, misuratamente il regio 
stendardo rosso, e precedono la Compagnia dei Bianchi assodante il 
reo, legato sopra un carro. 
Granatieri con baionetta in canna, o, secondo i tempi, alabardieri e 
soldati a cavallo, formano steccato e controsteccato impenetrabile 
alla folla sterminata, che pallida, allibita, ma sempre curiosa, non 
rinunzia al vecchio spettacolo. Le forche si levan alte in ragione 
della gravità del delitto. 
Nelle più alte forche, secondo la sentenza, vengono impiccati i grandi 
assassini. Come Anna Bonanno, soprannominata la Vecchia di l'acitu, 
alle Quattro Cantoniere; o il parrucchiere Giuseppe Mantelletti, 
a 19 anni uccisore d'un sacerdote. 
L'afflitto ascende la scala del supplizio, e lontano si odono i lenti 
rintocchi cella chiesa degli Agonizzanti, 
e vicino quelli della campana maggiore della chiesa di S. Francesco 
li Chiovari : e tutti, vicini e lontani, invocano la Madonna della Buona 
Morte, perchè voglia concedere passaggio all'anima dello 
sventurato. Tamburi e trombe rumoreggiano improvvisamente, 
incessantemente. Un fremito convulso invade ogni astante : l'umana 
giustizia è fatta ! I Bianchi, in ginocchio pregano pel trapassato; il 
cappellano ne benedice il cadavere, che, non più come anni addietro, 
rimane fino a tarda sera, per una giornata, penzoloni, ma vien presto 
rimosso, e se i delitti non esigano altro, trasportato entro una cassa 
alla chiesa dei decollati, nel vicolo S. Antoninello lo Sicco, sepoltura 
ordinaria dei rei di Stato; intanto che la folla superstiziosa si precipita 
verso la forca, affamata d'un brincello della sozza fune, già diventava 
prezioso amuleto. Ben altro però ha da fare il carnefice se il giustiziato 
è stato un ladrone di campagna. Per questo malvagio non v'è quartiere 
d'inverno. L'arbitrio dei giudici tien luogo di legge, sentenziando 
caso per caso la esemplarità della punizione. Questo solo è certo : 
che per siffatta gente non vi è pietà: e la sicurezza dello Stato esige le 
forme anche più disumane di giustizia. La loro impiccagione può aver 
luogo in vari punti della città, così dentro come fuori, al Piano del Carmine, 
1% quello del Monte, a Porta di Vicari (S. Antonino). il quella di Termini 
(Garibaldi), a quella di S. Gioro, fuori Porta Nuova, fuori Port<i Montalto : 
siti loro nefande geste e quindi di espiazione. Ma tra tutti hanno triste 
preferenza le Quattro Cantoniere. 
I diari palermitani hanno pagine orrende di codesti spettacoli : ma chi 
scrive quelle pagine rimane impassibile come di cose ordinarie della vita, 
delle quali non sia quasi da meravigliare. 
Già si sa: chi ha ucciso in campagna, chi ha assassinato in un posto 
qualunque, deve esser condotto al supplizio sopra un carro con le mani 
legate alla coda della mula. Ma fino alla metà del secolo, peggio : 
veniva sopra una tavola trascinato per terra a coda di cavallo. 
I suoi avanzi rimanevano pubblico esempio nei luoghi nei quali i suoi 
misfatti avevano terrorizzato cittadini e campagniuoli. 
Mani e testa, mozzate alla vista del popolo, chiuse entro gabbie di ferro, 
venivano attaccate — macabri trofei — agli archi, alle porte della città, 
ad un bastione, ad un palazzo, alla porta della Vicaria e financo dentro di 
essa sotto gli occhi dei carcerati. Il corpo, se così voleva la sentenza, 
squartato e distribuito ai vari paesi che ne reclamavano la triste eredità, 
poiché ne avean sofferto le geste feroci. I canceddi, bordonari (mulattieri), 
dentro sacchi trasportavano le infami membra, che andavano pendere 
da un albero, da un muro in campagna, Gibellina, presso il convento 
di S. Spirito in Palermo, e quasi sempre nel famoso Sperone all'Acqua 
dei Corsari, ove andavano a compiere la tragedia. 

3 commenti:

  1. Risposte
    1. Federico Ferlito14 febbraio 2013 17:35

      Tempi da rinnovare ! Almeno non si pagava la tassa alla SIAE e gli spettacoli erano altamente educativi !

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  2. Federico Ferlito14 febbraio 2013 17:49

    Vi erano occasioni,come nel caso degli eretici "pentiti" in cui prima di essere arrostiti ,dopo l'auto da fè di prassi,venivano riportati alla Vicaria ,ivi strozzati a mani nude o garotati ,indi il corpo inanime riportato nel luogo del supplizio alfine di non soffrire l'effetto dell'asfissia . QUESTA ERA LA VERA PIETA' CRISTIANA !! 3:)

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