domenica 24 luglio 2011

LO "SBIRRO" NEL POZZO

[PERSONAGGI] Lipari, 1711. Due guardie esigono un balzello da un venditore che espone dei ceci, merce di proprietà della locale mensa vescovile, che a quei tempi aveva il privilegio di essere esente dal pagare tasse. Questo, all'apparenza, futile episodio, è la scintilla che determinerà uno dei più grossi conflitti tra chiesa e stato in Sicilia. E' la cosiddetta "controversia liparitana". Il vescovo di Lipari solleverà un polverone tale partendo dalla scomunica delle due guardie. Questa crisi prenderà poi strade politiche e tra gli uomini del vicerè e gli sgherri pontifici si arriverà ad arresti, indagini private, tradimenti, delitti, etc. Un personaggio in particolare sarà protagonista di queste vicende, uno dei più temuti investigatori della storia palermitana, lo "sbirro" Matteo Lo Vecchio. Abitante in un vicoletto dell'Albergheria, sarà reso famoso anche dalle pagine del romanzo di Luigi Natoli, "I Beati Paoli". Lo Vecchio incarna alla perfezione quello che di più infido e disdicevole c'è nell'immaginario dei palermitani di quell'epoca nei confronti della sua categoria. Anzi, oserei dire, che l'idea dello sbirro infame, ce la siamo portata appresso fino ad oggi in un certo tipo di mentalità...
Traditore, calunnioso, violento, venduto ora a questo, ora a quel padrone, Matteo Lo Vecchio fa arrestare e torturare decine di persone, spesso innocenti, si traveste per ingannare, tende agguati, estorce denaro...
Ma la sera del 21 Giugno 1719, la sua vita cessava per via di due fucilate al petto, a pochi metri dall'ingresso della Cattedrale. Il suo funerale fu un momento molto macabro, descritto pure dal marchese di Villabianca nei suoi "Diari palermitani". Ancora con gli occhi aperti (perchè nessuno volle chiuderli), e vestito con l'uniforme, fu portato su una lettiga improvvisata da una chiesa all'altra per la dovuta sepoltura, cosa che però venne rifiutata dalle varie parrocchie, anche in modo poco urbano. Il tutto tra due ali di folla che scherniva il cadavere straziato dello sbirro, in modo feroce e contento allo stesso tempo. Alla fine di questa tumultuosa peregrinazione, i due portantini che sorreggevano l'improvvisato feretro, non trovarono di meglio che portarlo in una zona fuori dalle mura cittadine, e dopo averlo denudato, lo gettarono in un pozzo...
Più di due secoli dopo fu Leonardo Sciascia, che impietosito da questa vicenda, scrisse un epitaffio intitolato "Una rosa per Matteo Lo Vecchio", in cui diceva che in fondo lo sbirro era stato solo un inflessibile esecutore di ordini dall'alto, e che il suo cadavere riposava in un anonimo pozzo accanto al "cadavere dello stato"...
Il vicolo dove abitava Matteo Lo Vecchio porta oggi il suo nome... Ma questo mi fa pensare : perchè intitolare una strada a lui e non ad altri personaggi palermitani sicuramente più meritevoli (vedi post su Franco Franchi) ???

Il vicolo intitolato a Matteo Lo Vecchio
Vicolo Matteo Lo Vecchio all'Albergheria

7 commenti:

  1. Grazie per questo post che ha colmato alcune lacune che avevo a proposito di questo personaggio. In effetti il romanzo di Natoli ce lo descrive perfido e ingannatore così come era nella realtà, solo che lì si infiltra in certi ambienti per provare a smascherare i Beati Paoli,ma credo che la famosa setta non c'entri nulla con il momento storico vissuto da Matteo Lo Vecchio,no? [Roberto]

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  2. Grazie Roberto,per quello che ne so io,il primo settecento,in cui è ambientato il romanzo sui Beati Paoli,poco c'entra con la setta... Da quello che ho letto,riguardo a studi recenti sui Beati Paoli,sembrano essere materia del primo '500,in particolare avrebbero avuto parte in causa nelle rivolte del 1516/17, culminate con l'assassinio di Gianluca Squarcialupo,di cui forse furono gli esecutori,per ordine di potenti famiglie vicine al vicerè... Ma la setta dei Beati Paoli merita un approfondimento di cui mi vorrei occupare in futuro,essendo un argomento complicato ma caro a molti palermitani.Ciao

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  3. Grazie per avermi rispolverato la memoria ma, come potete constatare, le metodiche, i comportamenti e, quindi, le storie si ripetono per cui i nostri giorni nulla hanno da invidiare al passato!

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  4. Federico Ferlito15 agosto 2011 02:14

    Data la complessita' dell'argomento,
    tentero' di riordinare le mie reminiscenze cognitive ,sperando di donare un modesto contributo alla chiarezza .

    E'quindi opportuno parlare sulle origini della congrega,per collegarsi ai successivi episodi.

    La nascita della setta,battezzata dei VENDICOSI
    ,risale al medioevo .
    Già ,re Guglielmo II°,infastidito dai misfatti perpetrati dalla setta,composta da gente EMPIA E CAPRICCIOSA,decise e vi riuscì nel farla fuori, chiaramente con metodi sbrigativi e convincenti, " FERRI ROVENTI PER ANTIPASTO E CAPPIO PER DESSERT !!!!!
    Siamo nell'anno del Signore 1185 ed il fenomeno VENDICOSI rimase assopito fino al XVI° secolo,rigenerandosi nella veste dei BEATI PAOLI .
    Di essi parlo' sia il Mongitore che il Marchese di Villabianca,ma ancor di piu'il fantasioso verbo popolare .

    Quindi,fu declamato il loro coinvolgimento in fatti piu' o meno documentati :

    -L'uccisione di Gianluca Squarcialupo(8/9/1518)

    -L'uccisione di Matteo Lo Vecchio (27/6/1719)

    -L'esecuzione dell'ultimo presunto settario,Girolamo Ammirata (27/04/1723) .

    Analizzando queste date, si possono trarre facili e ragionevoli deduzioni:

    Gianluca Squarcialupo,fu ferito e finito in pubblico e nel pieno di una Messa, da Pompilio Imperatore,patrizio e controrivoluzionario conclamato e non presunto settario.
    Nella fattispecie ,il vicere' di turno non avrebbe avuto bisogno di sicari prezzolati o della setta,questa avrebbe agito in modo meno plateale e spettacolare .

    Matteo Lo Vecchio,fu scopettato in pieno Cassaro(21/6/1719)e la tecnica dell'uccisione non era nello stile dei Beati Paoli,questi sarebbero stati silenti,discreti ed eleganti nella metodologia dell'uccisione"UN PAIO DI PUGNALATE ALLE SPALLE BEN ASSESTATE E NELL'OSCURITA'" .
    Quindi, é dimostrato che all'epoca la setta era sì operativa ,ma in ben altre imprese.
    Tanto che ,risulta storicamente confermata l'esecuzione del presunto settario don Girolamo Ammirata,in data 27/04/1723,presso il Piano del Carmine ,ovvero quattro anni dopo l'uccisione del Lo Vecchio .

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  5. Ringrazio Federico per il suo intervento anche qui... Credo, da quello che ho letto, che l'unico episodio che pare veder coinvolta la setta dei Beati Paoli, sia l'uccisione dello Squarcialupo, ma mi riprometto di affrontare l'argomento tra qualche tempo. Per ciò che riguarda i Beati Paoli, sono un argomento fin troppo delicato e pressocchè privo di documenti ufficiali, perciò lì si rischierebbe di scrivere una cosa per un'altra. Gli ultimi studi segnalavano il nome della setta già presente nel primo '500 (proprio nel periodo della rivolta guidata da G.Squarcialupo), ma certezze non ne abbiamo per niente. Vedrò di affrontare la questione magari in altra veste, non potendo o volendomi sostuituire a studiosi che seguono il caso "Beati Paoli" da decenni...

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  6. Elisa Di Marco6 ottobre 2011 16:11

    Matteo Lo Vecchio , orrore !!

    Pensate era un algozzino tanto infido e miserabile
    che neanche i suoi colleghi(pure troppo bravi!)
    non lo vollero,tumulare nella loro cripta
    in zona Balate !
    Molto probabilmente non aveva pagato la retta per assicurarsi una giusta tomba con tanto di epitaffio .

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  7. Federico Ferlito6 gennaio 2012 04:57

    Devo correggere una piccola imperfezione che fortunatamente alcuno ha rilevato,chiedo perdono ai lettori. Infatti,il Girolamo Ammirata non passo' a miglior vita per essere stato appiccato il 27 aprile del 1723,quella fu una esecuzione post mortem per fare contento il popolo oltre che un atto dimostrativo , il presunto beato paolo era gia' morto e stecchito da qualche giorno poichè ucciso durante un maldestro tentativo di fuga dal carcere dove era prigione .
    Lettori scusate la mia terribile imprecisione .
    Un cordiale saluto da parte mia e da parte del Blog a cui con modestia collaboro .

    Federico Ferlito

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