mercoledì 25 gennaio 2012

GIOVANNA BONANNO... Dall'aceto al patibolo

[PERSONAGGI] 30 Luglio 1789 : Un corteo muove lentamente per le strade di Palermo, tra due ali di folla rumoreggianti... E' diretto verso piazza Vigliena, ai cosiddetti "Quattro Canti", dove al centro esatto troneggia un grande patibolo, mentre il boia è in attesa della sua vittima.
C’è gente in attesa da ore, mentre un gruppo di cavalieri con cappucci bianchi fiancheggia la carretta con la condannata. La donna arriva ai piedi del patibolo, e viene fatta scendere dal carro. Sale lentamente gli scalini che la devono portare davanti al cappio che penzola lugubremente e guarda verso il boia. Il suo nome è Giovanna Bonanno, ha più di ottant’anni, anche se nessuno sa quando è nata, e forse Bonanno non è nemmeno il suo cognome. Ma tutti la conoscono come mamma Anna, soprattutto nel popolare quartiere della Zisa, dove sopravvive preparando filtri e pozioni d’amore... Ma non è per quel motivo che è finita ai piedi del patibolo, con una smorfia di rabbia, forse di terrore, sul volto rugoso : mamma Anna è un’avvelenatrice...
Era nata agli inizi del secolo in una città dai forti contrasti : ricchezza e povertà, gente letterata e poveri analfabeti, palazzi lussuosi e gente con il tetto fatto da un cielo di stelle. Lei era una poveraccia, come la stragrande maggioranza dei palermitani. Ma non era un’ignorante, tutt’altro... Aveva letto dei libri, che le aveva dato la nonna, e li aveva letti avidamente, imparando, tra l’altro, come ingannare quella gente sciocca e superstiziosa che la circondava.
Così, per lunghissimi anni, andò avanti campando alla meno peggio, fornendo intrugli e pozioni per catturare il cuore dell’amato o dell’amata, fornendo improbabili filtri per risvegliare la virilità o per cancellare il malocchio. Quando ormai era molto anziana, un giorno, casualmente, fece una scoperta che le avrebbe cambiato la vita. Una bambina aveva ingerito, per sbaglio, una sostanza che le aveva provocato atroci dolori e spasmi quasi mortali. Anna chiese alla mamma della bambina cosa avesse ingerito, e la donna le mostrò un liquido che serviva per combattere i pidocchi.
Si recò quindi dal droghiere che aveva fornito il medicinale, e ne comprò una dose, facendosi abilmente spiegare la composizione. Apprese così che l’intruglio era composto da aceto e arsenico. Lo sperimentò su un cane randagio, e rimase stupefatta dal risultato : la povera bestia era morta in pochi minuti fra terribili spasmi.
Arrivò quindi il fatidico giorno della prova del fuoco, quella su un essere umano, e l’occasione si presentò quando si recò da lei Angelina, una donna delusa da suo marito, che voleva sbarazzarsi del coniuge per impalmare il suo amante... La Bonanno le dette un’ampolla contenente uno strano liquido e le consigliò di versarne qualche goccia nell’insalata che l’uomo mangiava con regolarità.
Quel giorno stesso, l'uomo morì improvvisamente...
Da quel momento una inspiegabile catena di morti si abbattè sul quartiere, mentre Anna diventava temuta e riverita. I suoi affari sembravano andare per il meglio, ma un giorno tutto saltò per puro caso...
La complice della vecchia, un’altra megera di nome Maria Pitarra, acquistò da lei una delle pozioni mortali... Anna, senza chiedere a chi fosse destinato il veleno, lo fornì.
Ma questa volta il destinatario era il figlio di una sua amica, di cognome Costanzo...
Anna tentò di mettere in guardia la donna, che scoprì, a questo punto, che chi aveva tramato l’intrigo altri non era che la nuora. La donna finse così di voler ricambiare l’infida nuora con la stessa moneta e commissionò alla Bonanno una dose del mortale veleno...
Il giorno della consegna del veleno, la Costanzo si presentò con quattro testimoni, e da quel momento la carriera dell’avvelenatrice terminò bruscamente.
Ai primi di ottobre del 1788 inizia l’inchiesta giudiziaria della regia corte capitanale di Palermo. La denuncia della Costanzo era stata molto precisa, e conteneva un’accusa molto grave : Stregoneria !
Anna venne condotta nella stanza degli interrogatori, dove, spogliata dai suoi indumenti e rivestita con una tonaca bianca e rasata a zero, venne sottoposta alla terribile tortura della corda, che era la più semplice di quelle inflitte ai sospetti, e quindi più praticate. L’interrogato veniva legato ad una trave, dalla quale pendeva una corda. La vittima veniva lasciata cadere coi polsi legati dietro la schiena, da una certa altezza, producendole slogature alle braccia e alle spalle. La Bonanno cedette immediatamente e confessò. La corte, così, potè convocare i pochi sopravissuti alla terribile vecchia, oltre a convocare il droghiere che aveva fornito la micidiale mistura ad Anna.Le testimonianze non lasciarono adito ad alcun dubbio, e la corte emise un giudizio di condanna a morte.
Torniamo quindi all’inizio della storia e riprendiamo dal momento in cui Anna è davanti al suo carnefice... La donna sale sullo sgabello e infila la testa nel cappio, mentre il boia si appresta a far cadere lo sgabello.
Un attimo dopo è tutto finito, e il corpo di Anna dondola sul patibolo, mentre la chiesa della piazza inizia a scandire con il suono lugubre delle campane, i secondi successivi.
Tra la folla qualcuno inizia a sentirsi male, altri, in un’inspiegabile attacco di paura ancestrale, si gettano per terra, altri ancora salgono sul patibolo e strappano lembi della tonaca della donna. Il corpo viene profanato, le vengono strappati di bocca i denti, le unghie dalle dita... Un attacco di feticismo barbaro forsennato e inspiegabile...
Della Bonanno si racconterà ben presto la storia, ammantandola di leggendarie quanto inverosimili invenzioni. Sarà lo scrittore palermitano Luigi Natoli, con suo romanzo, a renderla in un certo qual modo immortale...
Diventerà, ben presto, lo spauracchio di tanti bambini dell'800, quando i genitori, per spaventarli, diranno loro che là fuori, nascosta, c’è la vecchia dell’aceto pronta ad ucciderli...

Questo post, che dedico ad Angela e Aurora, appassionate lettrici dei libri di Luigi Natoli, è stato da me trovato in una rassegna stampa su fatti di Palermo del'700, e riportato per intero...
Giovanna Bonanno ovvero la "vecchia dell'aceto"

12 commenti:

  1. Inquietante e macabro,ma interessante.Una volta certe manifestazioni di morte erano feste,e non solo,come si legge sul post-esecuzione.Complimenti,come sempre un articolo mirato e coinvolgente.
    -Andrea-

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    1. Hai perfettamente ragione,a quei tempi le condanne a morte erano un momento di festa per il popolo. Ciò che accadde dopo l'esecuzione è inspiegabile, ci sarebbe da approfondire, ma non fu l'unico caso. Grazie sempre, caro Andrea, del tuo costante interesse...

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  2. Federico Ferlito26 gennaio 2012 13:37

    Chi s’intende di esoterismo dice che l’anima
    che lascia questo mondo in seguito
    ad una morte violenta (impiccaggione,
    incidente, suicidio) è restia ad andarsene,
    e così vaga di luogo in luogo in cerca
    di pace. Si dice difatti che il fantasma
    della vecchia megera vagabondi di notte
    in certi vicoli dell’Albergheria, dove esiste
    anche un cortile che porta il suo nome.
    Cosa ci faccia all’Albergheria il fantasma
    della Bonanno, poi, visto che la
    Vecchia esercitava l’arte nel quartiere del
    Noviziato, nei pressi dell’attuale Palazzo
    di Giustizia, dov’era nata e cresciuta,
    è un altro mistero insondabile. Ad ogni
    modo, il tour nella Palermo dei misteri,
    una città fatta di storie di fantasmi e di
    apparizioni paranormali, deve cominciare
    proprio da qui: dal cortile della Vecchia
    dell’Aceto, in vicolo Colluzio, quartiere
    dell’Albergheria.
    Questo é un brano stralciato da"Fantasmi di casa nostra,un itinerario da brividi !!! di Vincenzo Calo',di cui consiglio la lettura .

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  3. Se chi muore per morti violente vaga sul posto dove ha perso la vita ,immagino cosa ci sarà nella zona Palazzo Steri.

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  4. Ho letto il libro di L.Natoli "La vecchia dell'aceto" e mi è piaciuto molto leggere pure questo articolo tratto da un documento d'epoca.La differenza sta nel fatto che quello è un romanzo,i documenti sono la realtà.Il macabro rituale del popolo attorno pronto a rubare souvenir dei giustiziati era spesso una scena ricorrente,anche se personalmente non capisco a fondo questa eigenza.Si dovrebbe approfondire questo aspetto,non credi?
    Complimenti sempre

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  5. Una curiosità: non è che per caso l'aceto "Bonanno" è un nome ironico per ricordare la vecchia avvelenatrice? So che è un prodotto siciliano. Chissà...Ironie a parte complimenti per il post.
    Silvana Salamone

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    1. E' una domanda che mi ha posto qualcuno alla passeggiata dello scorso 22 Gennaio, dove si è pure parlato della "vecchia dell'aceto". Ritengo che sia solo una coincidenza, seppur molto singolare...

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  6. Giovanna Bonanna vittima del suo tempo. Una poveraccia che approfitta delle avidità e delle passioni dei suoi contemporanei cittadini. Una donna che del caso fa la sua fortuna e la sua disgrazia. Una fortuna che le consente, grazie ad una fortuita scoperta, di avere pasti regolari e qualche agio in più. Nessuna stregoneria. Un farmaco lecitamente acquistato da un farmacista, per scopi non leciti. I brutti scherzi della fame e delle passioni umane.

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    1. Ma poverina! Che cosa aveva fatto, del resto? Ah già, aveva causato la morte di decine di mariti. Ma tanto sono uomini, chissenefrega se crepano! Gli uomini sono sempre brutti e cattivi. Poverine le donne! Poverina questa vecchiarda, che non aveva fatto nulla, se non causare moltissime morti, rendendosi complice a tantissimi delitti! Ma è donna, quindi perdoniamola di questa minuscola colpa che a pena poscia macchia la sua coscienza!

      Aristodemo da Samo

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    2. Aristodemo, non credo ci sia del femminismo nel commento di Angela. In fondo, lei vendeva un'arma letale, i veri assassini erano coloro che somministravano il veleno per uccidere. Qualcuno ha mai condannato e giustiziato i commercianti di armi? Eppure vendono strumenti di morte...

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  7. Bello l'articolo e interessante tutto il Blog.Ora che l'ho scoperto,grazie a Facebook lo seguirò assiduamente.
    Per quanto riguarda l'aceto Bonanno,la coincidenza è singolare,ma non voluta.Il nome dell'aceto è quello della famiglia che conduce l'acetificio dagli inizi del 900.E' un'Azienda completamente palermitana che produce ottimi prodotti.

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  8. A quel tempo si pagavano care queste cose. Si veniva appesi per il collo alla forca e si moriva strangolati. Un po'duro da subire e la Bonanno giustamente pagò in questo modo suoi crimini con la vita.

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