martedì 16 agosto 2011

SALVATE IL SOLDATO BATTAGLIA

[STORIE] Nei ricordi dei nostri nonni, o almeno dei nonni di chi ha già una età non inferiore ai 40 anni, c'è quasi sicuramente il periodo della Grande Guerra. Palermo ha versato parecchio sangue in quel conflitto, e questa breve storia è una delle tante che sicuramente si potevano sentir raccontare da tanti nonni vissuti in quel periodo e che andarono in guerra. La famiglia Battaglia, che abitava all'incrocio tra la discesa S.Eligio e via dei Materassai, era composta da padre, madre e 5 figli maschi : Ciccio (classe 1891), Rosario (1893), Giuseppe (1895), Francesco Paolo (1897) e Gino (1900). Ciccio partì giovanissimo per gli Stati Uniti dove sposò una tedesca con passaporto americano, e divenendo lui stesso cittadino americano, non fu chiamato alle armi. Rosario partì all'inizio del conflitto, ma la sua avventura fu di breve durata, perchè disperso in combattimento il 14 Dicembre del 1915 nei pressi dell'Isonzo, (così come si può leggere nelle liste ufficiali dei caduti del Ministero della Guerra) non fece mai più ritorno a casa...
Giuseppe, anch'egli al fronte, fu ferito da una pallottola che gli trapassò il ventre ed uscì dalla schiena, senza toccare miracolosamente organi vitali. A causa della ferita fu rimandato a casa dopo qualche mese di convalescenza... Francesco Paolo fu ferito alla gamba destra e al dito del piede da schegge di granata austriaca il 19 Giugno del 1917, sul monte Ortigara. Rimasto ad annaspare in mezzo ad un lago del proprio sangue, chiamò aiuto disperatamente per delle ore e fu recuperato da commilitoni di passaggio. Rispedito a casa dopo la convalescenza, dovette portare per il resto della sua vita un plantare di svariati centimetri dentro la scarpa destra, che serviva a compensare il pezzo di osso che gli mancava e bilanciare le due gambe... 
Gino, il più piccolo dei cinque, chiamato alle armi nel 1918, preferì nascondersi, terrorizzato dalla sorte dei fratelli maggiori. Fu fortunato perchè mentre si stava già per considerarlo disertore, con le conseguenze del caso, la guerrà finì e ci fu il cosiddetto "colpo di spugna" per tutti coloro che come lui, avrebbero voluto farla franca... Questa il breve ma intenso ed emotivo racconto di ciò che accadde in quella famiglia, ma chissà quante ce ne saranno storie come questa... 
Sono le nostre radici, e queste esperienze andrebbero memorizzate per farne tesoro e raccontarle in maniera indiretta a chi è più giovane di noi... 
Ah, dimenticavo... Uno di questi cinque fratelli era il mio nonno materno, Francesco Paolo...

Il foglio di congedo originale di F.Paolo Battaglia
Retro del foglio di congedo

11 commenti:

  1. Entrambi i miei nonni erano bambini ai tempi della prima guerra mondiale, e già quasi quarantenni ai tempi della seconda.
    Mio nonno Salvatore era un marittimo e il transatlantico dove era imbarcato fu requisito dagli americani nel 40.
    Mia nonna lo salutò a Genova, per fare ritorno a Palermo con mia madre e mio zio maggiore, mentre le truppe cominciavano a viaggiare. Lo ha riabbracciato soltanto nell'estate del '45...fortunatamente!

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  2. Anche questo è uno di quei ricordi da custodire per sempre... Grazie!

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  3. Complimenti Fabio per come curi questo blog, con dovizia di un narratore attento ai fatti e alla storia ma anche facendo trasparire un profondo amore per Palermo e la sua storia...

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  4. Federico Ferlito17 agosto 2011 01:21

    Io posso soltanto riferire quanto a me raccontato dal nonno materno,Lo Casto Federico .
    Partì,come tutti i sui coetanei per difendere i patrii confini .
    Ebbe la fortuna di schivare pallottole e schegge di granata,era artigliere portaordini.
    In concomitanza della disfatta di Caporetto fu fatto prigioniero ,essendo in artiglieria pesante da montagna ,uscì vivo da una preventiva selezione attuata dagli austriaci, infatti,dopo la resa della batteria ingrottata,il nemico piazzo' una migliatrice all'imbocco della grotta,sparando a volonta'. Si salvo'assieme altri tre commilitoni,su dieci che erano .
    Ed i guai continuarono nell'interrogatorio,
    FURONO BOTTE DA ORBI,era la normale prassi !!
    E non era ancora finita !
    Fu spedito presso un campo di prigionia in Ungheria,riuscì a fuggire con altri, ridotti da pezzenti ,alimentandosi con patate,forse elemosinate, ed aringhe salate rubate non so' dove .
    Quindi,mentre le nostre truppe superavano il Piave,riuscì (nella confusione) a rientrare nelle linee amiche .
    Ma non finirono qui i suoi guai !!!!
    Essendo considerato disperso o morto , dovette subire un interrogatorio ,da parte italiana, per dimostrare il suo essere .
    Credo che l'abbia dimostrato ,perche'non fu spedido di fronte commissione giudiziaria militare .
    Finalmente,arrivò il 1918, quindi "TUTTI A CASA".

    NON GLI RESTO' ALTRO CHE IL TITOLO DI "CAVALIERE DI VITTORIO VENETO" .

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  5. Post davvero emozionante,anche se breve è il racconto di una tragedia familiare.Penso ai genitori di questi fratelli andati giovanissimi in guerra.Complimenti anche per come scrivi ed esponi gli argomenti,coinvolgendo i lettori.Bravo Fab!

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  6. Bello e commovente. Mi piace come chiudi la storia!

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  7. ......ci potrebbe uscir fuori un bel film.....complimenti!

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  8. Questo post è bellissimo! *.* bravo fab!

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  9. Grazie a voi che commentate... Sono belli anche i vostri commenti !...

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  10. grazie fabio...non dimentichiamo tutto ciò...

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  11. bello Fabio...storia come tante purtroppo, visto il tema, direi, una scheggia di vita!
    Fulvio.

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