giovedì 28 luglio 2011

MATRIMONI POPOLARI...Nella Palermo della Belle Epoque

[ANEDDOTI] Nella seconda metà dell'800, a ridosso dei palazzi nobiliari (specie in zona corso Vittorio Emanuele), nei vari vicoli e cortili viveva la Palermo dei ceti meno abbienti. Erano famiglie in genere molto numerose, che si potevano permettere un pranzo degno di tal nome, solo una volta a settimana (in genere la domenica)...
La loro vita sociale si svolgeva quasi tutta in casa, tranne i giorni festivi in cui ci si permetteva, oltre alla messa, qualche breve sortita a Villa Giulia. I ragazzini maschi vivevano quasi sempre nei vicoletti adiacenti dove giocavano coi loro coetanei vicini di casa, le ragazze invece erano quasi sempre confinate tra balconi e, per chi ce l'aveva, terrazzini, dai quali, ad una certa età, cominciavano ad ammiccare a qualche giovanottino di passaggio... Quando questo si faceva più costante o insistente, incontrando anche il favore della ragazza, iniziava il cosiddetto periodo della "liccata", ovvero un amore a distanza, fatto di cenni, sorrisini e messaggini, che dovevano rigorosamente essere tenuti nascosti alla madre della ragazza, la quale spesso però sapeva tutto da qualche vicina di casa che non si faceva i fatti propri. Scattava poi la "acchianata", cioè il ragazzo andava coi genitori in casa della ragazza a conoscere e farsi conoscere, chiedendo di fidanzarsi. In questo caso il regalo era un anellino (ma di poco valore) o qualche paio di orecchini, spille, etc. E poichè anche durante i fidanzamenti non era concessa alla ragazza nessuna libertà, in genere il matrimonio avveniva dopo non molto tempo, un anno o poco più... L'abito da sposa era spesso fornito dalla madre stessa o da qualche zia, mentre la cerimonia (molto sobria per le ristrettezze economiche), era spesso seguita da un piccolo corteo di carrozze (la "scarrozzata" appunto) con gli sposi in testa. Il "trattenimento" invece si svolgeva in casa della ragazza, dove si brindava tra torte, dolciumi, confetti , marsala e rosolio fatto in casa...
Gli sposi poi andavano ad abitare dai genitori di lui o di lei, a seconda delle necessità, in attesa che lui trovasse lavoro fisso per permettersi un affitto. La prima notte comunque la passavano da soli, ed era la madre dello sposo che andava a dare il buongiorno agli sposi, analizzando le lenzuola, per trovare tracce di ciò che era "successo",  per mostrarle più o meno orgogliosamente ai curiosi e ai parenti (....). 
I viaggi di nozze iniziarono a prendere campo verso la fine dell'800, col viaggio in nave per la mèta più vicina, cioè Napoli. Questa usanza, in certe fasce sociali, si è protratta sino al 1960 circa... Bell'epoca ? Non so commentare... Certamente c'era più genuinità, ma anche tanta ignoranza... Pazienza, sono comunque le nostre radici...

Un matrimonio degli anni Venti
Matrimonio degli anni Venti (I miei nonni materni)



11 commenti:

  1. Che bello questo blog,complimenti! Poi questo post in particolare mi ha ricordato i racconti dei miei nonni quando parlavano di come si erano conosciuti e del loro matrimonio,ci sono molte similitudini.Ed hai ragione quando dici che certe usanze ce le siamo trascinate fino agli anni'60.Buon proseguimento col tuo blog,d'ora in poi ti seguirò costantemente.
    DANIELA

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  2. Opera meritoria di conservazione di fatti, storie e curiosità che andrebbero altrimenti perduti. Bravo Fab!

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  3. Bravo Fa', questo blog si fa sempre più interessante! Piacevole lo è dal suo inizio... ;-)

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  4. Grazie a voi ragazzi,mi date un incentivo a "scavare" ancora di più...

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  5. Sicuramente come dici tu si era molto più genuini e forse a certe cose si dava più valore. Però voglio credere che certe cose, certi sentimenti umani non cambiano mai, sebbene questi racconti possano farci sorridere o storcere il naso, la natura umana al profondo è sempre la stessa...

    E comunque io preferisco i tempi di ora, nonostante tutto!

    Complimenti per il Blog :)

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  6. Quando ero piccolo sentivo raccontare di fidanzamenti e matrimoni che erano proprio uguali a questi descritti da te.Certe tradizioni anche se a volte discutibili (ma era la mentalità dell'epoca),ce le siamo portate appresso fino quasi ad oggi.Ma come giustamente dici tu,fanno parte delle nostre radici.Complimenti,trovo il tuo blog molto bello e interessante.(Andrea da Palermo)

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  7. Bello questo post! La ho anche io questa foto dei nonni paterni di mia madre :-) complimenti e continua così!!!

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  8. Grazie fabrizio,mi aspettavo un tuo commento su questo post. Continua a seguirmi,mi raccomando,e se hai qualche curiosità non esitare a contattarmi...

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  9. ti sei perso l'usanza degli "otto giorni".
    Era la luna di miele ai tempi in cui non ci si poteva permettere un viaggio di nozze.
    Al termine degli otti giorni gli sposini uscivano di casa vestiti elegantemente. La moglie con tallieur, guanti, cappello e veletta, e andava a fare visita ai parenti.
    Inoltre nel corso degli otto giorni la sposa invitava le sue amiche nubili per una specie di tè, in cui spesso venivano fatti degli scherzetti, tipo: fare dei bignè finti all'interno dei quali si metteva la bambaggia invece della ricotta....

    (MG)

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  10. Federico Ferlito8 agosto 2011 02:23

    Non vorrei sbagliare in merito alla PRATICA DELLA BUONA LEVATA,in effetti era la suocera l'incaricata al controllo delle lenzuola e alla doverosa divulgazzione dell'avvenuta deflorazione della ex pulzella,ed era una divulgazione fra parenti e amiche di sesso femminile . Nei casi incerti e fondatamente dubbi la suocera stessa provvedeva alla ovvia "STINNUTA RU LINZUOLU",alla faccia del vicinato CURDIGGHIARU . Mi chiedo,se questa sana tradizione fosse in uso all'attualita',quanti polli dovrebbero essere sacrificati a garanzia dell'onore delle pulzelle spulzelate ???

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  11. Articolo gustoso e divertente,nonchè ricco di sfumature assolutamente in auge sino ad una quarantina di anni fa,almeno in certi rioni popolari. MARIA.

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